CATERINA E LE ALTRE: LE BUBBLY LADIES RACCONTANO LE DONNE DEL VINO

E’ lunghissima e complessa la storia che lega il vino e le donne, e in occasione delle celebrazioni per il Capodanno Fiorentino spetta proprio a un wine club al femminile raccontarla. Sto parlando delle Bubbly Ladies, gruppo nato a Shanghai nel 2017 grazie all’iniziativa della expat toscana Giulia Marini, sommelier e operatrice del settore, che avvertì l’esigenza di ritagliare uno spazio per le donne in un contesto dove gli uomini sono da sempre preponderanti. Dopo il forzato stop per la pandemia, il gruppo ha trovato seguito in altre città del mondo, tra cui Firenze, per poi costituirsi in associazione. Le Bubbly Ladies intendono dunque promuovere la cultura del vino fra le appassionate tramite incontri didattici, degustazioni tematiche, iniziative di approfondimento, con l’obiettivo di “fare network” e mettere in luce il rilievo e l’importanza che la componente femminile occupa in questo ambiente.

La masterclass tenuta il 25 marzo scorso (data del Capodanno cittadino fino al 1749), dal titolo “Il vino e le donne. Le Bubbly Ladies si raccontano tra storia e mito, a Firenze e nel mondo”, svela infatti un rapporto fra i due universi a corrente alternata, dove la donna passa da essere protagonista a essere oggetto di divieti e condanne. Ma qual è il nesso con questa ricorrenza? Il motivo si deve sia alle due principali figure ricordate nella circostanza, Caterina de’ Medici ed Eleonora di Toledo, che fecero conoscere il buon gusto fiorentino nelle corti di tutta Europa durante il Rinascimento, sia per il ruolo svolto dagli Etruschi nella diffusione della viticoltura in Italia.

Dopo i saluti di Debora Novelli e Stefania Lapi, co-fondatrici del gruppo Bubblies locale assieme a Giulia Marini, le relatrici della giornata (oltre alla stessa Giulia, Clizia Zuin, Eleonora Parentelli, Matilde Cappelli e Roberta Chini) hanno introdotto la masterclass partendo dal mito di Ebe, figlia di Zeus, simbolo di bellezza e giovinezza, e ancella degli dei, a cui serviva nettare ed ambrosia.

Nelle prime civiltà storiche alla donna era negato l’uso del vino, in quanto considerato mezzo per entrare in contatto con la divinità, e perciò prerogativa maschile. Fanno eccezione appunto gli Etruschi, dove – secondo le tante testimonianze grafiche – le donne prendevano parte a banchetti, cerimonie, eventi pubblici in modo egualitario, potendo bere vino e contribuire a produrlo: una realtà talmente unica da destare scandalo nei visitatori stranieri!

Con i romani si assiste a un progressivo cambiamento: se le matrone avevano il compito di gestire le riserve casalinghe di vino e riconoscerne la qualità, nel periodo repubblicano si arriva a proibirne il consumo, con severe punizioni per le trasgressore, soprattutto per ragioni di ordine morale. Durante la fase dell’Impero la donna riacquisterà pian piano l’accesso al vino, ma sempre con qualche limitazione.

Gli anni bui del Medioevo vedono una fioritura della coltivazione del vino grazie alle abbazie e al consolidamento del Cristianesimo, dove è usato per i riti eucaristici. Le donne attendono certamente alla cura dei vitigni, sebbene mantengano un profilo di secondo piano nella vita sociale, condizionata dalle rigide regole religiose. Nell’epoca dei Comuni, con l’avvento della borghesia commerciale, le donne riconquistano prestigio soprattutto a livello domestico. La Chiesa allenta il controllo sulla società, aumenta il benessere, e il “vizio” del vino viene maggiormente tollerato anche nella sfera femminile. Si arriva così al Rinascimento, con la riscoperta della cultura classica e il culto dell’arte e della bellezza, a cui corrisponde una nuova centralità della donna, attiva anche in politica. E da Firenze, culla del Rinascimento, giungono due esempi di donne carismatiche che, con la loro intraprendenza, imposero lo stile dei Medici nelle classi più nobili.

Eleonora di Toledo, sposa di Cosimo I, nota per la sua raffinatezza, si impegnò a valorizzare i prodotti gastronomici toscani tramite sontuose feste di gala, organizzate nei minimi dettagli, nonché a sostenere migliorie agricole nei propri possedimenti, puntando decisa sulla qualità. Caterina de’ Medici può invece essere ritenuta a tutti gli effetti l’iniziatrice della “grandeur” francese, da quando, come moglie del delfino Enrico, approdò a Parigi da vera diva, sfoggiando profumi, gioielli e – novità assoluta – lunghi tacchi alle scarpe, tutto “made in Florence”. L’introduzione delle abitudini gaudenti fiorentine porta con sé tanti elementi di eleganza e ricercatezza: dalle tovaglie ricamate alle forchette, alla suddivisione delle portate. Nel campo del vino si deve a lei l’esportazione del trebbiano (chiamato oltralpe Ugni Blanc) e l’impianto nelle nostre colline del Cabernet (la famosa “uva francesca”).

I valori rappresentati dalle due grandi sovrane sono serviti da ispirazione per le stesse Bubbly Ladies, che con il loro team di sommelier, enologhe, produttrici, esperte di enoturismo e altre professioniste del ramo vogliono oggi proseguire e rilanciare nel mondo la capacità delle donne di farsi ambasciatrici del buon bere e di ogni esperienza ad esso collegata. La giornata, ospitata nella splendida location di Codex 49rosso, si è conclusa con la degustazione di sei vini toscani a base trebbiano, ideale omaggio a Caterina de’ Medici e alla fiorentinità nel giorno del suo Capodanno.

(le immagini delle opere sono tratte da Wikipedia Commons)

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