CANTINA LUIGI TACCHINO: IL PIACERE DELL’ATTESA

Sappiamo che il Monferrato, come il resto del Piemonte, offre un’ampia varietà di vitigni autoctoni dal grande potenziale (dolcetto e barbera, per citare i principali), ma solo alcuni produttori sanno esaltarne le qualità. Una dote, questa, che la cantina Luigi Tacchino (Castelletto d’Orba, AL) può sicuramente vantare, grazie al lavoro e alla dedizione profusi da tre generazioni di vignaioli.

Al mio arrivo alla sede (nonché abitazione), a pochi chilometri da Ovada, sono accolto da Romina Tacchino, che col fratello Alessio gestisce attualmente l’attività raccolta dal padre Luigi, e rappresenta appunto la terza generazione della famiglia. I terreni vitati – dai caratteristici suoli bianchi calcarei, e baciati dalle brezze del Mar Ligure – si trovano nei comuni di Castelletto e Lerna, in una zona da secoli vocata alla produzione vinicola, in particolare dell’uva dolcetto. Tale reputazione trova riscontro sia in testimonianze storiche (la maggiore paga riconosciuta ai mezzadri), sia nelle parole di Pino Ratto, personaggio poliedrico (musicista, vignaiolo, narratore fantasioso) amico di Luigi Veronelli che per primo portò l’Ovadese alla ribalta nel panorama enoico nazionale.

Romina e Alessio vogliono dunque mantenere alto il prestigio della loro terra, puntando su un semplice elemento chiave: l’attesa. Dedicare all’affinamento tutto il tempo necessario prima dell’uscita sul mercato permette ai Tacchino di ottenere vini fortemente espressivi e identitari, distanti da quel luogo comune che voleva i vitigni locali adatti solo per il consumo immediato e senza troppe pretese. Una consapevolezza acquisita anche grazie alla lunga esperienza con i clienti esteri, abituati a bere il vino fuori dai pasti e perciò “bisognosi” di un gusto più rotondo, privo di tratti spigolosi.


La gamma stamani in degustazione si divide in due linee, Tralci ed Elite, con la prima che vede maturazione solo in acciaio, e la seconda anche in legno. Si parte con il Gavi del Comune di Gavi DOCG 2022, figlio di tre vendemmie distinte di uva cortese (anticipata, classica e tardiva) che compendiano efficacemente bouquet, freschezza e struttura, con un gradevole impatto sapido al palato . Il Rosetto Piemonte DOC 2021, alla sua annata d’esordio, nasce per mostrare la versatilità dell’uva dolcetto, in un ambito – quello dei rosati – finora inesplorato da altre cantine. 12 ore di contatto sulle bucce, pressatura molto soffice e un sostanzioso riposo in bottiglia portano a un vino dal carattere dinamico e spigliato, valida alternativa ai rossi giovani.

Sempre da Tralci, l’assaggio del Dolcetto d’Ovada DOC 2017 (l’annata adesso in commercio) evidenzia i pregi dell’evoluzione in vetro, che mantiene la brillantezza del colore e la vivacità di profumi e sorso, levigando l’esuberanza dei tannini. Anche il Barbera del Monferrato DOC 2017 beneficia dello stesso trattamento, che qui va a contrastare la tipica acidità del vitigno, a tutto vantaggio della succosità e della piacevolezza di beva. La linea Elite, costituita da soli vini rossi, aggiunge complessità e spessore a quanto di positivo già sentito in precedenza, grazie a un uso misurato del legno (in questo caso tonneaux di rovere) che non risulta mai preponderante.

Nel Du Riva Dolcetto d’Ovada Superiore DOCG 2016, dedicato a Carletto (il capostipite, nonno di Romina), si possono assaporare le sfumature più intense dell’uva di casa, che sfodera le sue carte di finezza e longevità. Le uve provengono da un vecchio clone di dolcetto, dal grappolo grande e spargolo, utilizzato da sempre in famiglia per i vini delle occasioni importanti. Il successo dell’etichetta, più volte insignita dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso, ha contribuito in maniera determinante a far tornare l’attenzione degli operatori sul comprensorio di Ovada. L’Albarola Barbera del Monferrato DOC 2015 mostra già dal vivido colore un’ottima forma; l’impressione prosegue con l’ampio ventaglio di profumi fruttati, per confermarsi in bocca con un gusto pieno, persistente e appagante. Come per il DuRiva, l’affinamento in legno varia dai 30 ai 36 mesi, secondo le annate. Chiude il DiFatto Monferrato Rosso DOC 2017, blend di uve albarossa, barbera, dolcetto e cabernet sauvignon vinificate separatamente, con 24 mesi di legno, dal profilo morbido e avvolgente, molto bilanciato e composto, in grado di incontrare un pubblico vasto e internazionale senza tradire le proprie origini.

Con l’ultimo bicchiere giunge il momento di salutare Romina, vero esempio di “donna del vino” orgogliosa e tenace, che porta avanti la storia della cantina Tacchino in perfetta simbiosi con la tradizione di un intero territorio, grazie a vini solidi, puliti, generosi, e capaci di sfidare il tempo.

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