
C’era molta attesa per la “prima” bolognese del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, che ha traslocato nella nuova sede dopo 11 edizioni di continua crescita, per numero di cantine e visitatori. Gli storici spazi di Piacenza risultavano ormai insufficienti per ospitare tutti gli espositori (quest’anno vicini a quota 1000) e per accogliere il vasto pubblico di affezionati che nel tempo il Mercato ha conquistato. Ecco dunque lo spostamento a Bologna Fiere, un upgrade che ha sensibilmente migliorato la vivibilità e la fruibilità dell’evento, sebbene non siano mancati gli aspetti critici (sui quali si può certo lavorare). Per dimensione degli stand, ampiezza e respiro dei padiglioni, disponibilità di parcheggi e servizi, il livello qualitativo dell’esperienza è senza dubbio aumentato; ed anche i vignaioli hanno rilevato maggior interesse e attenzione verso le loro proposte, a riprova di un contesto favorevole all’incontro e al reciproco coinvolgimento.



Ma cosa dicono i numeri? Oltre 26.000 ingressi in tre giorni di manifestazione, circa 8.000 etichette in assaggio, 985 produttori e due associazioni vinicole estere presenti, affiancati – novità del 2023 – da 29 olivicoltori della FIOI, nel segno della condivisione di un comune obiettivo: praticare un’agricoltura sostenibile e amica della natura. Proprio su queste basi l’annuale assemblea dei soci aderenti alla Federazione Nazionale dei Vignaioli Indipendenti (che si tiene contestualmente al Mercato) ha elaborato un dossier per le istituzioni volto a valorizzare la figura del coltivatore e il suo ruolo di custode del paesaggio, patrocinando la nascita di una Giornata Nazionale dell’Agricoltura.
Come di consueto il Mercato offre l’opportunità al visitatore di sperimentare vari percorsi degustativi. Il mio sguardo si è stavolta concentrato sulla Sardegna, regione che ha già rivelato pienamente il suo potenziale, ma che non smette di mostrare nuove ed originali espressioni enologiche, provenienti da piccole realtà che possono definirsi eroiche sotto molti aspetti.



Punto di partenza ideale per questo cammino è la cantina Francesco Cadinu, proveniente da Mamoiada (NU), paese della Barbagia dalle radici antichissime, dove un gruppo di produttori ha dato vita nel 2015 all’Associazione Mamojà, votata in esclusiva (o quasi) all’uva Cannonau. Suoli granitici, vigneti a un’altitudine media di 650 metri, potatura ad alberello, piante che arrivano fino a 120 anni di età, rese bassissime: queste le caratteristiche, assieme alla grande perizia contadina, che fanno dei vini di Francesco Cadinu un unicum di finezza e piacere di beva. Cannonau – come detto – declinato in tre versioni rosse (Perdas Longas, Ghirada Fittiloghe, Ghirada Elisi, da tre diversi appezzamenti) e nel rosato Tziu Simone, più una vera rarità, il bianco Mattìo da uve Granatza, per una produzione totale che non supera le 9.000 bottiglie.



Il Cannonau rappresenta il focus produttivo anche per l’azienda biologica Berritta di Dorgali (NU), 10 ettari vitati siti nella vallata di Oddoene – dal particolare microclima – a pochi chilometri dal mare, condotti secondo criteri rispettosi dell’habitat. Accanto all’uva principale dell’isola, troviamo impianti di Syrah e Vermentino, oltre ad una varietà autoctona a bacca bianca praticamente esclusiva, il Panzale. Ampia la gamma delle etichette, che esplora in gran parte le peculiarità del Cannonau (sia in purezza che in abbinamento al Syrah), giocando su età delle vigne, selezione dei grappoli e modalità di affinamento (cemento, botte grande, barrique). Per tutte il filo conduttore resta la grande pulizia e precisione dei vini.



Dal centro della Sardegna arriva una giovane cantina, la Vitivincola Etzo di Atzara (NU), fondata nel 2019 ma con solide basi nella tradizione della zona, il Mandrolisai. Qui, nelle colline vegliate dal massiccio del Gennargentu, la vite è allevata da secoli, grazie a una combinazione di caratteristiche ambientali (escursioni termiche, ricchezza di boschi e macchia mediterranea, ventilazione costante) che favoriscono l’attività vinicola e il mantenimento della biodiversità. Un solo vino prodotto, il rosso Mandrolisai DOC (uvaggio di Bovale, Cannonau e Monica), frutto di un’articolata lavorazione (vinificazione in parte a grappolo intero, maturazioni separate in acciaio e barriques usate) e dotato di carattere, forza e intensità.



Il forte connubio col territorio si ritrova nella tenuta vinicola Ledà d’Ittiri di Alghero (SS), appartenente alla nobile famiglia omonima. La cantina sorge all’interno del parco naturale di Porto Conte, distinto da terreni calcareo-argillosi e dall’influsso marino: data la collocazione, è facile intuire l’utilizzo di metodi agronomici a basso impatto nella conduzione delle vigne, diretti a preservare il contesto circostante. A fianco del tipico Vermentino, l’azienda si segnala per l’importante lavoro sul Cagnulari, vitigno autoctono a bacca rossa dal profilo versatile, introdotto probabilmente durante la dominazione spagnola e diffuso solo in quest’area della regione. Nel Cigala, dall’affinamento più breve, il Cagnulari offre il suo volto fresco e spigliato, che lo rende adatto anche a piatti di pesce, mentre il Ledà Riserva, con un lungo riposo in botte di rovere, mostra il grado di complessità e struttura che questa varietà può toccare.



Il passaggio conclusivo è un vero tuffo nella storia e nella cultura isolane, per merito dell’azienda Fratelli Serra di Zeddiani (OR), dove da tre generazioni di vignaioli viene perpetuato il mito della Vernaccia d’Oristano. Prima DOC sarda (ottenuta proprio dall’azienda nel 1971), la Vernaccia – prodotta in un ristretto perimetro nella valle del Tirso – appartiene a quella categoria di vini leggendari, in grado di evolvere costantemente nel tempo e di regalare emozioni anche dopo decenni. La peculiarità nasce dalla maturazione ossidativa, realizzata – nel caso di Fratelli Serra – in piccole botti di castagno, dove i lieviti indigeni formano il flor, la sottile pellicola che si deposita sul liquido sviluppando uno scrigno di aromi inconfondibili, destinati a schiudersi nel riposo in bottiglia. E l’assaggio della Riserva 2002 conferma tutte le aspettative: sapore secco, di acidità vibrante, accompagnato da note di miele, frutta disidratata, mandorla tostata, persino erbe officinali. Un perfetto suggello delle eccellenze enologiche che la Sardegna può vantare, e un bellissimo finale per il mio Mercato dei Vignaioli Indipendenti 2023.