
Diventa sempre più avvincente la corsa al vino naturale, e si susseguono in Italia e nel mondo gli eventi dedicati a una visione “ecologica” della viticoltura, in sintonia con l’ambiente e con l’identità del territorio, e che vuole garantire al consumatore un prodotto di totale e sincera espressione dell’uva da cui proviene.




Tra i precursori di questo pensiero etico, l’Associazione Vinnatur riveste sicuramente una posizione di primissimo piano, per l’impegno svolto da anni nel promuovere la ricerca, la conoscenza e la diffusione di pratiche non invasive di produzione applicabili nelle diverse fasi della vinificazione. Oggi le cantine che si riconoscono in Vinnatur rispettano un rigido protocollo, che prevede ad esempio la sola vendemmia manuale, fermentazioni esclusivamente spontanee, presenza di solfiti ridotta all’essenziale e via dicendo, il tutto sottoposto a un piano puntuale di verifiche e controlli. Metodi e prassi rivolti alla tutela della pianta, della ricchezza dei suoli e della biodiversità, dove le competenze tecnico-scientifiche non intervengono in modo manipolatorio, ma al servizio di un’agricoltura dal volto umano.

All’opera di divulgazione, Vinnatur accompagna da sempre le iniziative di incontro con il grande pubblico, a partire dal tradizionale appuntamento di tasting a Gambellara (che giungerà nel 2024 alla 19ª edizione), in provincia di Vicenza, affiancato da altri eventi annuali. Tra questi, la kermesse di Genova – nata nel 2015 – assume, grazie alla sua location, un fascino particolare; ci troviamo infatti nei Magazzini del Cotone all’interno del Porto Antico, luogo che richiama alla memoria viaggi, scoperte, scambi e contaminazioni culturali: un messaggio di libertà e di unione che il vino naturale vuole oggi raccogliere e tramandare.





I banchi di assaggio vedono perciò la contemporanea presenza di aziende da Italia, Francia, Spagna, Germania ed Austria, tutte legate dalla stessa filosofia appena descritta, consapevoli di svolgere – con serietà ed entusiasmo – una vera e propria missione. Fra i tanti spunti che Vinnatur Genova mi ha offerto, voglio sottolineare tre aspetti: il ruolo fondamentale svolto dai giovani vignaioli, spesso protagonisti nel mettere in luce zone finora considerate meno vocate; la volontà di contrastare – dal lato opposto – l’omologazione del gusto fra le DOC di maggior successo sul mercato; il recupero e la valorizzazione di vitigni autoctoni tradizionali, anch’essi minacciati dalle strategie commerciali e dai processi di coltivazione su larga scala.



Come esempio del primo punto prendo i vini di AndreaPilar, dai nomi dei due fratelli Gritti, che si sono ritagliati un proprio spazio nell’azienda agricola di famiglia “I girasoli di Sant’Andrea” di Umbertide (PG), prendendo in gestione le parcelle più vocate e puntando decisi verso l’obiettivo di un prodotto pulito e salubre, capace di rappresentare al meglio l’anima verde e selvaggia dell’Alta Umbria. Vini di carattere dunque, autentici e spontanei, che a pochi anni dall’esordio presentano già un profilo solido e ben definito.



Il secondo tema ci porta in Valpolicella, dove la cantina Terre Di Pietra di San Martino Buon Albergo (VR) sceglie in modo radicale di restituire le uve tipiche del veronese (corvina, corvinone, rondinella, molinara) al loro spirito originario, tramite un approccio artigiano che vuole esaltare gli elementi essenziali del terroir (proprietà del vitigno, complessità dei suoli) minimizzando ogni altro intervento. L’assaggio della ricca gamma di rossi – con al culmine l’Amarone – conferma l’alto tasso qualitativo del progetto e l’originalità dell’interpretazione, che traspare da ciascuna delle etichette.



L’ultimo aspetto è stato evidenziato durante una delle masterclass del programma di Vinnatur Genova, dedicata al “Piemonte nascosto”, con sei cantine testimoni di altrettante denominazioni regionali che godono di minore notorietà, ma dalla storia e dal potenziale importanti. Astigiano, Monferrato, Tortona, Ovada, Novarese, con i loro vitigni autoctoni Dolcetto, Freisa, Grignolino, Vespolina, Timorasso, fino al rarissimo Carica l’asino, dimostrano di poter ancora affermare il loro prestigio contando sul lavoro di vignaioli coraggiosi, che nei metodi naturali trovano la chiave per rendere merito a uve uniche e particolari.

Insomma, non mancano i motivi per sostenere l’associazione Vinnatur e le cantine che ne fanno parte, per un futuro del vino a misura e protezione dell’ecosistema.