
A conclusione della settimana di anteprime regionali, l’associazione “L’altra Toscana“ porta all’attenzione degli operatori di settore le nuove annate di ben 13 consorzi, in rappresentanza di aree del territorio forse meno blasonate, ma altrettanto vocate alla viticoltura. L’evento – ospitato dal Palazzo degli Affari di Firenze – offre un’importante vetrina per scoprire sia realtà di grande tradizione, sia denominazioni sorte in tempi recenti, testimoniando la vitalità produttiva presente in Toscana e la capacità diffusa di garantire vini di buon livello.



Dall’elenco dei consorzi partecipanti, è facile immaginare la varietà e la diversità delle proposte, che passano per tipologia dei vitigni, clima, estensione geografica, senza dimenticare la storia di ogni luogo, legata intrinsecamente alle sue vicende enologiche. Carmignano, Chianti Rufina, Cortona, Grance Senesi, Maremma Toscana, Montecucco, Montescudaio, Orcia, Suvereto e Val di Cornia, Terre di Casole, Terre di Pisa, Valdarno di Sopra, Toscana IGT sono i capitoli del racconto collettivo di una regione che vuole restare protagonista nel panorama italiano ed internazionale del vino coniugando solide basi e punte di eccellenza.




Negli assaggi al tavolo, con l’assistenza dei sommelier FISAR, ho potuto constatare questa ricerca di concretezza e di identità da parte di tante aziende, che rifuggono dalla tentazione di un gusto ruffiano ma anonimo, per puntare decise verso uno stile più personale e fedele alle proprie radici. Cinque i percorsi degustativi suggeriti, utili a condurre gli ospiti fra le oltre 350 etichette a disposizione: “I bianchi”, “Il Sangiovese”, “I blend di Sangiovese”, “Gli altri autoctoni”, “Gli internazionali”.




Partendo da un generale apprezzamento per quanto bevuto, segnalo alcune prove per me degne di particolare nota sull’interpretazione dell’uva sangiovese, che giungono rispettivamente da Terre Di Casole, Montecucco e Val d’Orcia. La prima porta il nome di Tenuta Pietro Caciorgna, famiglia di origini marchigiane ma da oltre 70 anni insediata a Casole nell’Alta Valdelsa: colline dolci dal suolo composito (sabbie, argilla, metalli) che il titolare Paolo riesce a valorizzare con maestria e delicatezza, come ben riassume il suo “Alberaia” 2021, sangiovese in purezza affinato 10 mesi in barriques, agile e conviviale, da consumare in leggerezza.
Ai margini del Monte Amiata risiede invece l’azienda biologica Basile, portavoce della DOCG Montecucco: qui, tra terreni di matrice vulcanica e la contemporanea influenza di mare e montagna, Basile ricava vini di spessore e di grande eleganza, tali da “impensierire” la vicina Montalcino; il “Carta Canta” 2020, 100% sangiovese con 12 mesi di maturazione in legno e 6 di riposo in bottiglia, si mostra fine, equilibrato, scorrevole, con un attacco in bocca denso e vibrante.



Ammirata nel mondo per la bellezza del paesaggio, la Val d’Orcia inizia a distinguersi anche in campo vinicolo grazie a un gruppo di produttori caparbi e appassionati, di cui Marco Capitoni è fra i principali alfieri. I vigneti aziendali, nei pressi di Pienza, sfiorano i 500 metri di altitudine, beneficiando di forti escursioni termiche: a queste caratteristiche Marco aggiunge il suo tocco poetico, figlio di valori antichi e dell’attaccamento alla terra. “Frasi” 2020, sangiovese con saldo di colorino e canaiolo, affinato in botte grande, rispecchia in pieno lo spirito del vignaiolo, con un carattere sincero, di sostanza, dal tannino croccante, caldo e strutturato.



Concludo citando la sorpresa della mia giornata, arrivata per mano della cantina biologica Marina Romin di Terricciola, nella DOC Terre di Pisa, con il “Boccanera” 2021, blend di uve sangiovese e foglia tonda: vino carnoso, vivace, appagante, dai profumi intensi e fruttati, che conferma come da ogni angolo de L’altra Toscana possano emergere prestazioni d’autore.
