PODERI PARPINELLO: SARDEGNA E’ FAMIGLIA

Quando passione per il vino e per il territorio si incontrano, nascono storie come quella di Poderi Parpinello, cantina alle porte di Alghero nata nel 2009 ma con una lunga esperienza alle spalle. Il suo fondatore, Giampaolo Parpinello, festeggia infatti quest’anno la sua 60esima vendemmia realizzata in Sardegna, prima come enologo, direttore e consulente per altre aziende, adesso anche come vignaiolo. Arrivato giovanissimo nell’isola assieme alla moglie per un soggiorno da alcuni parenti, Giampaolo – formatosi alla Scuola Enologica di Conegliano Veneto – subito comprende le potenzialità della regione e decide di sviluppare lì vita e carriera con tutta la famiglia, tanto che i quattro figli seguiranno le sue orme occupandosi di viticoltura in vari rami professionali.

Il lungo e importante percorso svolto interamente in loco, colloca Giampaolo Parpinello fra i principali protagonisti della crescita sarda nel settore vinicolo; tra le sue intuizioni troviamo il rilancio della varietà Vermentino (per molto tempo trascurata) e la valorizzazione di un vitigno autoctono, il Cagnulari, ritenuto fin lì valido solamente come uva da taglio. Una volta raggiunta l’età della pensione, arriva la scelta di avviare un proprio progetto nell’area fra Alghero e Sassari, dove aveva sviluppato gran parte del suo precedente lavoro. La produzione si basa principalmente sui vitigni locali, distribuiti in due diversi nuclei, a Santa Maria La Palma e attorno al lago di Baratz, oltre ad alcuni appezzamenti gestiti in concessione.

Giada Lombardi, che cura l’accoglienza e le visite in sede, presenta i vini in assaggio. Dalle varie bottiglie schierate sul tavolo subito appare un dato che mi incuriosisce: tutti provengono da annate molto recenti, il che fa presupporre uno stile moderno, improntato all’immediatezza e all’agilità di beva. Pronti, via! ed è subito il turno di uno dei fiori all’occhiello di Poderi Parpinello, il Torbato “Centogemme”. Parliamo di una vera rarità, coltivata solo in due cantine della zona, affidata a Giampaolo da un amico del luogo (in numero di cento piantine appunto) col compito di individuare come poteva rendere al meglio. La ricerca ha finora portato a due versioni ormai consolidate: il Centogemme Spumante Brut metodo charmat – che si distingue per le note erbacee, la bolla fine e suadente, la gustosa sapidità – e il Centogemme 2023 bianco fermo, che vira su profumi di frutta (mela verde in particolare) e conta su una spiccata acidità per dare corpo a un sorso, fresco, appagante e persistente, con un tipico retrogusto di mandorla amara. Due risultati già eccellenti, ma nell’opinione dell’enologo aziendale Roberto Melis, il Torbato potrebbe riservare altre sorprese con un lungo affinamento, e chissà che i Parpinello in futuro non affrontino questa sfida.

Anche il Vermentino si offre in una doppia veste: una più “sbarazzina”, chiamata Ala Blanca, dal generoso bouquet di frutta tropicale, rotonda e avvolgente in bocca; l’altra, il Sessantaquattro (sempre a ricordare la prima vendemmia di Giampaolo), elegante e matura, grazie al passaggio di parte della massa in legno. Entrambe 2023, hanno nel sorso salino e agrumato uno squisito tratto in comune. Digressione nel campo degli “orange wines”, l’Ale (nome del nipote di Giampaolo e “autore” del disegno in etichetta) rappresenta l’unico blend della batteria di oggi, da uve torbato, semidano e sauvignon maturate per circa il 40% in botte, con macerazione sulle bucce tra i 10 e i 15 giorni. Unico pure nel suo genere, perché a un attacco olfattivo deciso, iodato e salmastro, segue un carattere raffinato, composto, con tannino ben integrato. Suggeriti gli abbinamenti con sushi o formaggi erborinati.

La sfilata dei rossi si inaugura con il San Costantino 2022, un cannonau vinificato in solo acciaio, dall’animo giovane e sincero, con aromi di fragola e frutti di bosco in grande spolvero, ghiotto e succoso, adatto anche con zuppe di pesce. Il Cannonau Riserva 2021 (il più “vecchio” del novero), forte dell’affinamento di almeno sei mesi in legno, esalta il lato nobile del vitigno, con note pepate e balsamiche, suadente e armonioso in bocca, mantenendo il frutto vivo e presente. La scorrevolezza resta il motivo conduttore delle due etichette, risultato di una visione precisa che porta a privilegiare l’accessibilità del prodotto.

Autoctono poco diffuso quest’area, il Monica Superiore 2022 giunge dai filari siti in Castelsardo, in prossimità del Golfo dell’Asinara. Colore rosso rubino con riflessi granati, affinato brevemente in botte, il Monica coniuga tratti vivaci – sentori intensi di marasca, speziature, fiori carnosi – con una struttura densa, morbida, ricca di materia per una beva gradevole e corroborante. In ultimo il cucciolo di casa (imbottigliato da pochi giorni), il Kressia 2023, 100% cagnulari, rosso violaceo, dagli aromi scalpitanti – ciliegia su tutti – ma sottile al palato e gentile nel tannino. L’amalgama dei sapori deve ancora consolidarsi, e un giusto riposo in vetro lo farà di certo esprimere nella sua pienezza.

Al termine del tour degustativo, ora in compagnia anche di Paolo (il figlio di Giampaolo che ha sostenuto la nascita della cantina), riassumo a lui volentieri le sensazioni raccolte durante gli assaggi, quelle di vini di sostanza, dal piglio genuino, diretto, che parlano del territorio – esemplare in questo senso la linea sapida e minerale che accomuna la gamma – e raccontano senza orpelli i vitigni di provenienza. Una spontaneità che nasce – non sembri un paradosso – dall’accurato lavoro di rifinitura svolto dal team aziendale, aspetto che pone Poderi Parpinello fra le cantine più rappresentative della vera viticoltura sarda.

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