AZIENDA PORTO DI MOLA, LA PORTA DEL SUD

In terra campana, appena oltre il confine con il Lazio segnato dal fiume Garigliano, sorge l’azienda vitivinicola Porto di Mola (nome ispirato da un porto fluviale di epoca romana rinvenuto vicino alla tenuta), importante realtà nata alla fine degli anni ‘80 che oggi, grazie all’iniziativa delle famiglie Esposito e Capuano, può contare su circa 100 ettari vitati, distribuiti fra la DOC Galluccio e l’IGT Roccamonfina, nei due comuni di Galluccio e Rocca D’Evandro, all’interno della provincia di Caserta.

Alle ragguardevoli dimensioni corrisponde una gamma di etichette molto ampia (dagli spumanti al passito, per un totale di circa 300.000 bottiglie all’anno), sviluppata con l’intento di cogliere ogni sfumatura del ricco patrimonio che il terroir offre. Parliamo infatti di un’area dalla forte vocazione vitivinicola, nota fin dall’antichità, distinta dalla presenza di suoli vulcanici, prossimità del mare, fonti d’acqua, distese boschive e buone escursioni termiche. Nelle ultime stagioni anche qui il caldo è in aumento, ma per fortuna – come successo durante la mia visita – non mancano rapide piogge estive che regalano sollievo ai filari.

Le coltivazioni sono tutte basate su vitigni locali, risorsa di cui la regione è ben fornita. Aglianico, Falanghina, Piedirosso sono le principali varietà, interpretate in numerose versioni. A fare gli onori di casa è Annachiara Esposito, figlia del titolare Antimo e responsabile dell’amministrazione, che mi accompagna nella suggestiva sala di degustazione, allestita all’interno della bottaia. Complice la torrida giornata, gli assaggi si sono limitati a una parte della gamma, accompagnati da tipicità gastronomiche del posto, fra cui l’immancabile mozzarella di bufala e l’olio EVO biologico prodotto in proprio, sotto la DOP Terre Aurunche.

Il primo bicchiere è per la Falanghina 2023 IGT Roccamonfina: semplice, a tutto pasto, scorrevole, si fa apprezzare per il bouquet grazioso e per la buona acidità, che pulisce con efficacia il palato. Il Galluccio Bianco DOC 2022 (100% falanghina beneventana) presenta un colore paglierino brillante, dovuto anche a una brevissima macerazione sulle bucce, e trova i suoi punti di forza nel sorso armonico, agrumato e marcatamente salino, mostrando il lato maturo del vitigno senza rinunciare all’agilità. Nell’Acquamara 2021 IGT Roccamonfina (da una selezione di falanghina beneventana, greco e fiano; fermentazione e affinamento in botte per circa sei mesi) assistiamo al felice incontro fra le uve bianche regine della Campania, reso ancor più particolare dall’impronta del territorio. Mineralità, note citriche, sorso rotondo, struttura solida e una freschezza costante sono le carte vincenti dell’Acquamara, che diventa così molto versatile a tavola.

Altro vino dal carattere duttile, il rosato Campo dei Fiori 2023 IGP Roccamonfina (100% aglianico vinificato in bianco) tiene fede al proprio nome, con un nutrito corredo di aromi floreali e fruttati che si sprigiona immediato all’olfatto. Il vitigno d’origine gioca un ruolo primario nel corpo pieno e asciutto, nei tannini decisi e nel gusto persistente. Unica escursione di oggi nei rossi, il Camporoccio 2021 IGT Roccamonfina nasce da un blend di uve aglianico, montepulciano e camaiola, con parte della massa elevata in legno per otto mesi, e affinamento in vetro per almeno un anno. Al naso ancora tanta vivacità, con spiccate note di mora, spezie e nuances di vaniglia. In bocca risulta intenso e grintoso; permangono alcuni tratti acerbi, specie nei tannini, che consigliano un ulteriore riposo per giungere alla completa maturazione. Finale dolce con l’ultima etichetta arrivata, il Dolia Passito IGP Roccamonfina, da uve falanghina raccolte tardivamente e lasciate appassire sui graticci. Colore ambrato, profumi di miele e cedro candito, sorso suadente, Dolia risulta sempre fine e leggiadro, di buona compagnia sia per pasticceria e formaggi, sia come vino da meditazione.


Termina la visita, ma non la mia esperienza con Porto di Mola, che ritroverò con piacere al Mercato dei Vini di Bologna, visto che l’azienda è da un anno entrata a far parte della FIVI. Un giusto riconoscimento per la qualità e la sincerità del lavoro svolto dalla cantina, che senza dubbio può essere considerata fra i portabandiera dei grandi vitigni del sud.

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