
Momento di svolta per il Consorzio di Tutela Vini dell’Oltrepò Pavese, che, in occasione del quarto appuntamento “Oltrepò: terra di Pinot nero” (organizzato presso l’Antica Tenuta di Pegazzera a Casteggio il 30 settembre scorso), annuncia la ritrovata coesione fra tutti gli attori del settore vitivinicolo locale, pronti ad affrontare una sfida comune con l’obiettivo di rilanciare il proprio territorio in maniera definitiva, dopo anni di difficoltà e qualche inciampo.



Non si nasconde la Presidente del Consorzio Francesca Seralvo, sottolineando anzi che nel passato l‘egoismo di alcuni produttori ha portato gravi conseguenze per tutta l’immagine della denominazione; ma adesso, grazie a un percorso iniziato quattro anni fa, quel periodo può dirsi del tutto superato. Uno dei simboli del rinnovamento è certamente il neo-direttore Riccardo Binda, tornato alle sue origini – dopo aver lavorato a lungo a Bolgheri – per svolgere il compito di “catalizzatore” delle forze in gioco: in primis vignaioli e agricoltori. Filiera, qualità e trasparenza sono le parole d’ordine che vogliono d’ora in poi contraddistinguere le azioni del Consorzio, impegnato a far emergere il patrimonio collettivo di valori ed eccellenze già presenti nel Pavese.

A testimoniare l’importanza e la crucialità del passaggio, arriva l’intervento dell’Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Alessandro Beduschi, con una disamina del mercato del vino attuale, dei trend indirizzati verso prodotti in grado di esprimere una marcata identità, e delle carte vincenti che l’area possiede per andare incontro a queste tendenze, individuando nella kermesse olimpica di Milano-Cortina 2026 la chance di una vetrina internazionale irripetibile, da non mancare.



Il Pinot Nero rappresenta senza dubbio il principale biglietto da visita che oggi l’Oltrepò può vantare nel panorama vinicolo, grazie a un’esperienza maturata nel corso di decenni (i primi impianti diffusi risalgono a metà ‘800), i cui risultati sono stati focalizzati nelle due masterclass di giornata, dedicate al Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Doc e all’Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG, sotto la guida degli esperti Valentina Vercelli e Filippo Bartolotta. I livelli di maturità raggiunti sia dalle versioni spumantizzate, sia da quelle ferme, sono evidenti girando i banchi d’assaggio delle 32 aziende partecipanti alla manifestazione, tutte capaci di offrire vini di grande spessore, pronti a competere con i nomi più prestigiosi in ambito nazionale ed estero.




Personalmente, mi ha sorpreso la nitidezza con cui, in molte etichette, i tratti salienti del nobile vitigno escono fuori, dai piccoli frutti di bosco alle speziature, dai tannini delicati al sorso elegante. In questo novero segnalo volentieri le proposte raffinate, sincere e gioiose delle sorelle Piaggi, fondatrici nel 2017 del marchio Lefiole (che si definiscono “il lato femminile dell’Oltrepò Pavese); il lavoro certosino sulle bollicine dell’azienda Bruno Verdi, con un Cruasé esemplare per gusto, equilibrio e piacere di beva; la completezza e la compattezza di gamma della gloriosa cantina Conte Vistarino di Rocca dei Giorgi, che ha introdotto il Pinot Nero nella zona e tuttora ne è il massimo custode. Fa storia nella storia l’attività della Tenuta Le Fracce, maestoso complesso gestito dalla Fondazione Bussolera Branca allo scopo di promuovere la conoscenza a 360°, dove il vino assume il ruolo di elemento culturale, vertice di un sistema che include collezioni d’arte, laboratori musicali, ricerca scientifica, conservazione delle specie animali e vegetali.




Con l’invito alla conoscenza – tramite gli ottimi vini – dell’Oltrepò Pavese, della sua gastronomia e delle splendide risorse paesaggistiche, mi congedo dall’evento, certo che l’opera tenace del Consorzio porterà presto agli ambiti traguardi.




