
Taste 2025, l’evento fiorentino di Pitti Immagine dedicato a cibi e bevande di qualità, si ispira quest’anno alle costellazioni per simboleggiare le rotte del gusto contemporaneo, linee che uniscono le tante realtà luminose della nostra penisola e oltre tracciando un percorso fatto di sapori autentici e proposte originali. Nei padiglioni della Fortezza Da Basso sono più di 750 le aziende selezionate dal team di Pitti, esponenti di un “universo” alimentare sempre dinamico e innovativo, dove la custodia della tradizione viaggia di pari passo con l’attenzione ai nuovi modelli di consumo.



La formula di Taste si conferma estremamente gradita dal pubblico e dagli operatori del settore, considerati i 12.300 accessi in tre giorni di manifestazione e la presenza di quasi 8.500 buyers nazionali ed esteri. Un affetto consolidato nel tempo sia per l’alto livello dei produttori partecipanti, sia per i vari incontri di approfondimento in programma, accompagnati dalle tante iniziative collaterali nei locali della città con il cartellone di Fuori Di Taste, momenti utili a condividere e diffondere la cultura della gastronomia e le sue attuali tendenze fra professionisti e appassionati.



Novità assoluta di questa 18ª edizione è lo spazio dedicato in esclusiva ai vini eroici, così chiamati perché portatori di esperienze particolari, dove le difficoltà hanno il fascino dell’impresa e della rivincita. Ognuna delle 19 cantine qui riunite, scelte dall’esperto Alvaro De Anna (fondatore del progetto “Vini da terre estreme”), rappresenta una sfida alla natura e alle avversità, siano esse derivanti dal clima, dal suolo o dalle altitudini. Una lotta portata avanti con passione da piccoli vignaioli, eredi e custodi di una civiltà contadina vecchia di secoli, nonché protagonisti di una vera e propria resistenza, contro l’omologazione e l’impoverimento del patrimonio vitivinicolo nazionale.




Il posto d’onore spetta senza dubbio a Marisa Cuomo, che lungo la costa di Furore (SA) coltiva filari a strapiombo sul mare e fra lembi strappati alle rocce. La cantina, diventata un simbolo della viticoltura audace, offre da anni vini meravigliosi da uve autoctone (falanghina, biancolella, piedirosso, ecc.), pluripremiati dalle principali guide e manifestazioni del settore. Risalendo il litorale tirrenico troviamo un’altra importante realtà, quella di Casale del Giglio (Le Ferriere, LT), azienda che ha rivelato negli anni ‘90 il potenziale dell’Agro Pontino, oggi impegnata in due progetti di recupero: l’allevamento di uva biancolella nell’Isola di Ponza e di uva bellone attorno ad Anzio.




Alle porte di Firenze ha invece sede il Podere La Botta (Capraia e Limite, FI), nome emergente nel panorama toscano per le sue interpretazioni moderne dei “classici” regionali (in particolare il Trebbiano declinato in versione orange), qui ospite speciale come esempio di resilienza e tenacia, per la capacità di risollevare l’attività dopo che una forte alluvione ha colpito fattoria e appezzamenti. I terreni di origine vulcanica del Monte Calvarina, a circa 600 metri di altitudine, costituiscono l’habitat dei vini di Sandro De Bruno (Montecchia di Crosara, VR), cantina posta fra le due DOC Lessini Durello e Soave, che pratica un’agricoltura sostenibile al fine di lasciare intatte le peculiarità del terroir.



Il mio viaggio verso nord si conclude con Cembra Cantina di Montagna (Cembra Lisignago, TN), che sottolinea fin dal nome la sua caratteristica: la coltivazione in alta quota, con vigneti dai 500 ai 900 metri ricavati in gran parte su terrazzamenti a secco e dalle pendenze che arrivano al 40%, gestiti attualmente da oltre 300 contadini occupati nella lavorazione manuale. Fra le eccellenze di Taste 2025, i vini eroici mostrano dunque di meritare un proprio spazio, come presidi di tutela della diversità in campo alimentare e, insieme, della storia delle comunità locali.