
Compie vent’anni VinNatur Tasting, l’evento che permette agli appassionati di conoscere le cantine aderenti al manifesto di VinNatur, associazione nata per promuovere una viticoltura ecologica, custode del territorio e della sua storia, e impegnata nella difesa dell’ambiente. Due decenni in cui i produttori coinvolti nel progetto si sono trovati di fronte a molte sfide, dalla ricerca di spazio in un mercato saturato dall’offerta convenzionale, al fare breccia nella cultura del consumatore, fino all’attuale grande questione del cambiamento climatico. Per questo uno dei principali obiettivi di VinNatur – come ricorda il suo presidente Angiolino Maule – consiste nel formare le nuove generazioni al rispetto della natura e alla condivisione di esperienze e saperi per rafforzare la propria azione collettiva.



Nell’originale location dello Spazio Margraf – showroom dell’omonima ditta di Gambellara (VI) specializzata in lavorazione marmi – 200 espositori hanno portato in assaggio i loro vini naturali, prodotti seguendo il rigoroso protocollo associativo, dove sono banditi, per fare alcuni esempi, l’uso di concimi o diserbanti chimici, la meccanizzazione in vigna, l’impiego di lieviti selezionati e di alte quantità di solforosa. Tra i paesi rappresentati, oltre l’Italia, troviamo Albania, Austria, Germania, Spagna, Francia e Slovenia, a riprova di una sensibilità diffusa in tutta Europa verso un modello agricolo sostenibile.



Accanto ai banchi di degustazione, il cartellone di VinNatur Tasting prevedeva, come ogni anno, alcuni momenti di approfondimento rivolti ad indagare specifici aspetti del mondo “naturale”, e anche a sfatare qualche pregiudizio nei suoi confronti. Molto significativa è stata in tal senso la masterclass a cui ho assistito, intitolata “Riesling puro: stili di vinificazione e impatto climatico”, guidata dal consulente enologico Dominic Würth (titolare della cantina altoatesina Grawü) che ne ha esplorato nove interpretazioni fra Germania e Italia , legate al terroir, all’andamento stagionale e alle idee del vignaiolo.



Per meglio inquadrare il tema, Dominic ha ripercorso i tratti salienti del vitigno, citato per la prima volta come “Riesslingen” in un documento del 1435 e propagato grazie all’attività dei monaci, in quanto risultava assai gradito fra le classi clericali. L’origine deriva dall’incrocio fra lo heunisch, il traminer – portato in Germania dai romani – e una varietà selvatica locale; la sua fortuna lungo il fiume Reno si deve invece alla forte adattabilità ai climi freddi e ai suoli poveri, nonché alla poca esigenza di acqua (fondamentale in zone con importanti pendenze). Ad oggi nel mondo ne sono coltivati circa 60.000 ettari, di cui il 45% in area teutonica.



Il viaggio nel riesling contemporaneo si è articolato in tre batterie di assaggi, tutte composte di vini da uva in purezza, con fermentazione spontanea tramite lieviti indigeni. Nel primo lotto sono state introdotte tre etichette di provenienza “atipica” (due dell’Oltrepò Pavese ed una del vicentino) e di annate differenti – compresa una 2018 – per evidenziare il volto poliedrico del nostro protagonista, capace di brillare anche in contesti non abituali, e di saper affrontare più tipi di vinificazione (in questo caso macerazioni sulle bucce, maturazione in anfore di gres, lunghi affinamenti in vetro).



La seconda e la terza batteria hanno messo a confronto tre espressioni dell’Alto Adige con altrettante tedesche, tutte del 2021. Il “ritorno” a luoghi più congeniali porta maggiore mineralità e freschezza, complici i terreni di matrice rocciosa, con corpo snello e asciutto. Nell’occasione si sono potute apprezzare le sfumature derivanti da altitudine ed esposizione dei vigneti (arrivando ad oltre 800 metri di quota e fino a pendenze del 50%), mentre la mano dei produttori si manifesta di nuovo con l’uso della macerazione, con l’impiego di botti in legno e con la conduzione biodinamica. A concludere, un gradito fuori-programma, con la prova di un Grand Cru della Mosella– Großes Gewächs nella classificazione tedesca – nato da parcelle con piante a piede franco quasi centenarie, vendemmia 2017, vibrante e aggraziato, in splendida forma.



In questo piccolo itinerario, ognuna delle nove cantine selezionate ha esposto il proprio approccio naturale nei riguardi del riesling, raccontando come il rapporto con le sue caratteristiche tipiche (pronunciata acidità, tempi di fermentazione, sviluppo di determinati sentori – p.e. l’idrocarburo) possa evolversi a seguito dei cambiamenti climatici. Il risultato nel bicchiere conferma che il riesling, al pari di altre grandi uve, non smette mai di riservare sorprese, e resta sempre garanzia di soddisfazione.
I VINI IN DEGUSTAZIONE
1) Tenuta Belvedere – Grés
2) Colle Del Bricco – Khione
3) Calalta – Davvero
4) Radoar – Vives
5) Röck – Paula
6) Grawü – Riesling
7) Lassak – Hambach
8) Lardot – Der Bauer
9) Clemens Busch – Marienburg Rothenpfad GG
