
Da secoli e secoli i monti della Maiella vegliano silenziosi sulle campagne abruzzesi che scivolano verso il mare Adriatico: terre di incontro, di scambio, di lavoro, dove i ritmi di vita restano ancora placidi e discreti, scanditi dal passaggio di un uccello in volo, o dai rintocchi di campane provenienti dai tanti luoghi di fede qui disseminati. Un contesto che nel tempo si è rivelato ideale anche per l’attività agricola, e dove la coltivazione dell’uva ha assunto un ruolo da protagonista.



Proprio alla ricerca delle condizioni migliori per ampliare i vigneti di sua proprietà, la famiglia Radica – già occupata nella viticoltura nella zona costiera di Tollo – acquista alla fine degli anni ’70 nuovi terreni sulle colline di Manoppello (PE). L’orientamento a sud-est, le forti escursioni termiche, la presenza di un importante corso d’acqua (il fiume Pescara), le correnti d’aria che portano ventilazione costante, le aree boschive circostanti, sono i fattori caratteristici determinanti nella scelta della nuova avventura. Dopo un periodo di “apprendistato” (contrassegnato, tra l’altro, dall’ottenimento della certificazione biologica nel 1991), nel 2006 Domenico Radica – assieme alla moglie Maria Antonietta De Acetis – decide di imprimere una svolta all’azienda, commerciando le proprie etichette: nasce così Tenuta Arabona.



Forte dell’esperienza familiare e di una preparazione approfondita, Domenico non ha lasciato niente al caso nel progettare la sua creatura. I 24 ettari vitati sono disposti tutti attorno alla sede principale, in modo da minimizzare i tempi di trasporto dopo la vendemmia (massimo un’ora dalla raccolta). Peculiare anche il sistema di allevamento, a doppia cortina (o Geneva Double Curtain), utile da un lato a evitare – grazie all’altezza dei tralci – i rischi derivanti dalle nevicate o dalle frequenti gelate, e dall’altro, ad assicurare ai frutti protezione dal sole, per via dell’abbondante fogliame. Oltre ai metodi biologici, tra i filari viene applicata la pratica del sovescio tramite piante leguminose, che apportano nutrimento al terreno.

Anche in cantina si seguono tecniche accurate, dalla criomacerazione per i vini bianchi e rosati, all’imbottigliamento in atmosfera protetta con azoto, per impedire ogni contatto fra aria e liquido, preservandolo da possibili alterazioni. La fermentazione e l’affinamento avvengono in contenitori d’acciaio nella quasi totalità della gamma, mentre il legno – con botti di terzo e quarto passaggio – interviene solo in due referenze a base montepulciano per aggiungere una rifinitura. Fra le curiosità, la presenza di autoclavi storiche di piccole dimensioni (circa 600 l) per la spumantizzazione, acquistate in Veneto e riadattate personalmente da Domenico secondo le sue esigenze.



Pur con un approccio moderno, in Tenuta Arabona resta sempre centrale il rapporto con la tradizione. Lo stesso nome viene scelto in omaggio all’Abbazia di Santa Maria d’Arabona, che si trova a poca distanza dalla cantina. Due linee di prodotto si ispirano invece ad altri elementi locali: Manus Plere (mano piena) fa riferimento al “manoppio”, la fascina di grano che poteva essere portata con una mano (da cui deriva anche Manoppello); la selezione Terra Cruda richiama invece le semplici case in paglia e argilla che i contadini del posto utilizzavano come abitazione o ricovero per gli animali, presenti anche all’interno della tenuta.



Autenticità e legame con il territorio sono anche il filo conduttore dei vini in assaggio, presentati da Alessandra, addetta alle visite e alle degustazioni. Lo stile enologico aziendale è improntato a una lettura sincera e trasparente del vitigno, nel rispetto della storia vinicola abruzzese, nonché dei gusti e delle aspettative della clientela, senza rinunciare a tocchi di ricercatezza.
Il Pecorino Colline Pescaresi IGT 2024 fa parte della gamma Mia Natura, che nell’idea di Domenico intende catturare l’essenza del varietale: fermentazioni spontanee, lieviti indigeni, assenza di chiarifica restituiscono un sapore genuino, dove spiccano sentori di frutta gialla ed erbe aromatiche. Da Manus Plere arriva invece il Cerasuolo d’Abruzzo DOC 2024, da uve montepulciano vinificate in bianco, uno dei capisaldi regionali, dal ben colore rosso ciliegia brillante – “il vero colore del Cerasuolo” sottolinea Alessandra – e di notevole versatilità, per la sua leggerezza e l’armonia fra profumi delicati, pulizia e facilità di beva. Chiudo col Montepulciano d’Abruzzo DOC della selezione Terra Cruda, annata 2015, affinato per 36 mesi in acciaio e circa 24 in barriques usate: rosso rubino profondo; naso ancora vivace, con spunti freschi (melograno, amarena) che si fondono con quelli speziati; sorso setoso con tannino maturo e ben integrato; accenti di confettura, liquirizia, note tostate.



Nella sua ampia proposta, Tenuta Arabona mantiene costante il valore della semplicità, il principio che per fare buoni vini e per conquistare la fiducia del consumatore non servono effetti speciali ma un impegno serio, preciso, svolto con discrezione, in linea con lo spirito e con la cultura millenaria di questi luoghi.
