A SCUOLA DI MERLOT CON CANTINA MATASCI

A fianco della stazione di Tenero, nel sud del Canton Ticino vicino al Lago Maggiore, sorge dal 1921 la Cantina Matasci, che ho avuto l’occasione di visitare durante le vacanze estive. Quattro generazioni familiari si sono avvicendate nel corso degli anni alla conduzione dell’azienda svizzera, diventata un simbolo della regione per il suo ruolo fondamentale nel promuovere un intero movimento enologico. Luana Ramelli, sommelier e responsabile del wine store, mi fa da guida in questo itinerario, che comprende, oltre ai locali di lavorazione, il fornitissimo shop – con bottiglie locali e d’importazione – e un piccolo museo del vino ricavato nei sotterranei.

Non ci sono vigneti di proprietà: le uve vengono conferite da vignaioli privati (circa 350-400), anche a livello amatoriale, dislocati in tutto il cantone. Per assicurare un’adeguata qualità, i conferitori devono rispettare precisi parametri, mentre due enologi aziendali sono incaricati di monitorare le loro attività durante l’anno. Al momento della vendemmia, che avviene per sottozone, il prezzo si stabilisce in base al grado zuccherino raggiunto. I costi al chilo sono in media piuttosto alti – “tra i maggiori al mondo”, sottolinea Luana – considerate le difficoltà legate alle forti pendenze e alla frammentazione dei terreni, che comportano quasi esclusivamente operazioni manuali.

Come accennato nel titolo, il focus di Matasci è rappresentato dal Merlot, che copre oltre il 90% della produzione. Il resto è composto dall’autoctona Bondola, da uve americane (ideali per le grappe), e da piccoli quantitativi di altre varietà. L’opportunità di poter contare su “materie prime” coltivate in aree differenti – si passa dai suoli magri e pietrosi del nord a terreni misti (calcare, limo, argilla) nel sud – ha portato la cantina ad esplorare le tante sfaccettature del principale vitigno ticinese, fino a diventarne uno dei marchi di riferimento. Il primo successo si deve al “Selezione d’ottobre” rosso, lanciato da Mario Matasci nel 1964, e subito apprezzato dai consumatori della Svizzera tedesca, che costituiscono ancora lo zoccolo duro della clientela.

Per valorizzare le caratteristiche dei diversi terroir, le uve sono oggi vinificate separatamente per comune di origine, in serbatoi d’acciaio a temperatura controllata. Tocca poi alla mano e all’esperienza dell’enologo stabilire i vari assemblaggi e trovare il giusto equilibrio, anche con un occhio alla tipologia di acquirente. In fase di affinamento, il legno viene utilizzato in modo ponderato e solo per alcune referenze, in quanto si predilige uno stile agile e asciutto. Interessanti i tagli di imbottigliamento (presenti anche il mezzo litro e il litro, pensati per la ristorazione), e gli ampi locali di stoccaggio ricavati ai piani inferiori, garanzia di una temperatura costante e regolata.

Prima degli assaggi è d’obbligo un passaggio al museo, collocato nella cantina di una villa appartenente ai Matasci, edificata agli albori del ‘900. Nelle stanze sono esposti vari manufatti a tema (torchi, tini, attrezzi), mentre alcuni pannelli ripercorrono la storia della famiglia e della viticoltura locale. In passato la Villa era una Galleria d’Arte che ospitava la collezione di opere possedute da Mario, grande appassionato e intenditore, che ha poi creato una sua Fondazione – con sede poco distante – dove, accanto all’importante raccolta di quadri e sculture di autori soprattutto ticinesi, trova spazio una ricca biblioteca. Alla fondazione Mario ancora accoglie il pubblico ogni domenica, all’ammirevole età di 94 anni (e ben 72 vendemmie alle spalle).

Al momento della degustazione si unisce a noi Joel Pfister, giovane esponente della quarta generazione, impegnato a mantenere il profilo aziendale al passo con le tendenze dei mercati. Fra i principali progetti avviati, spiccano la ristrutturazione della cantina e il lancio di una nuova linea dal look moderno, chiamata Totem. Al bicchiere i vini di Matasci confermano quanto preannunciato da Luana: profumi soffusi, freschezza, beva snella e non impegnativa, caratteri che si conservano anche quando aumenta la complessità del prodotto. Come dimostrazione dell’impronta territoriale, mettiamo a confronto i due merlot Sassariente e Terra Matta, entrambi 2021: il primo, dalle vigne del monte omonimo, ha colore più scarico con unghia granata, sorso sottile e austero, corpo elegante; il secondo – da uve del Mendrisiotto – vira su toni morbidi (già suggeriti dal colore rosso intenso), in bocca risulta sincero, avvolgente e generoso, una carezza per il palato.

Con i suoi vini, il negozio, il museo, la fondazione e la villa d’epoca oggi riservata agli eventi, Cantina Matasci costituisce un modello di impresa a 360° che racconta da più di cent’anni i valori di una comunità: un esempio di forza, coesione e gioco di squadra da cui molte realtà – pensando all’Italia – potrebbero prendere ispirazione.

Lascia un commento