WINE AND SIENA, UN VIAGGIO NELLA SINFONIA DEL GUSTO

Con l’undicesima edizione appena conclusa, “Wine & Siena. I capolavori del gusto” consolida il suo ruolo fra le maggiori manifestazioni italiane dedicate al vino. L’evento voluto da Helmut Köcher (ideatore del Merano Wine Festival), in collaborazione con Confcommercio Siena, ha conquistato negli anni una forte rilevanza grazie alla combinazione di alcuni fondamentali fattori: il fascino della location, la varietà del programma e – ovviamente – la nutrita presenza di cantine di qualità, tutte premiate col riconoscimento The Wine Hunter Award.

Partiamo dagli spazi: il complesso museale di Santa Maria della Scala e Palazzo Squarcialupi, a fianco del Duomo di Siena, con sale dove alloggiano preziosi affreschi e opere d’arte risalenti fino all’epoca medievale. Un contesto unico, atto a esaltare l’esperienza degustativa, che da quest’anno apre alla possibilità di scoprire i suoi tesori più nascosti, come i reperti archeologici e i volumi antichi della biblioteca. Le visite guidate riservate al pubblico di Wine and Siena fanno appunto parte dei tanti appuntamenti esclusivi pensati per l’evento, assieme a masterclass, cene a tema, conferenze, mostre e altro ancora.

La chiave del successo di Wine & Siena risiede dunque nella capacità di connettere il vino con le altre gemme offerte dal territorio, in campo gastronomico, culturale, creativo, per regalare ai partecipanti – dagli operatori agli appassionati – un percorso sensoriale completo. Fra i momenti centrali dell’edizione 2026, va sottolineato l’omaggio a Giulio Gambelli, grande maestro del Sangiovese, celebrato con l’esposizione “Bottiglie d’autore” nel centenario della sua nascita. Altra novità di quest’anno è il premio giornalistico, assegnato nell’occasione a Bruno Gambacorta, autore della trasmissione Eat Parade.

Ma naturalmente il cuore pulsante della rassegna risiede negli oltre 150 produttori riuniti ai banchi d’assaggio, in un itinerario che tocca ogni area d’Italia – con la Toscana a fare da padrona di casa – e in più la Moldavia come ospite speciale. Rispetto al passato, aumenta l’attenzione verso realtà di nicchia, vignaioli dediti alla riscoperta e alla valorizzazione di vitigni autoctoni finora poco considerati, nonché aziende che tornano a interpretare in modo fedele e autentico denominazioni storiche un po’ appannate, spesso a causa di scelte legate ai trend di mercato. Le parole d’ordine sono dunque eccellenza e identità, strumenti essenziali per garantire un futuro all’intero comparto alimentare nazionale.

Nella raccolta di suggestioni e scoperte collezionata durante Wine & Siena, tengo a citare la famiglia Tiberini e i suoi Nobile di Montepulciano dallo stile pulito e armonico; le orgogliose bolle dei Lambrusco Grasparossa proposti dalla modenese Tenuta Galvana Superiore; il lavoro di esplorazione condotto da Pietraventosa sulle “mille anime” del Primitivo di Gioia del Colle; i sette fratelli che hanno dato vita a Setteanime, cantina veneta protagonista del risveglio dell’indomita uva Raboso; la scommessa vincente di Dieci Prese sul raro vitigno Friularo nell’entroterra di Venezia. L’elenco potrebbe prolungarsi, ma gli esempi rendono bene l’idea della ricchezza di vini e di storie presenti nelle stanze di Santa Maria della Scala, un catalogo di “capolavori del gusto” destinato a crescere di anno in anno.

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