CANTINA L’ARMANGIA, LA RIVINCITA DI CANELLI E’ REALTA’

Se esiste un prototipo di Vignaiolo Indipendente, Ignazio Giovine è fra le persone che certo più vi si avvicina. La sua azienda L’Armangia di Canelli (AT), guidata insieme alla moglie-sommelier Giuliana in un tandem di vita e di lavoro, rispecchia infatti i principi cardine della categoria: cura in proprio di tutta la filiera della produzione – dalla coltivazione alla vendita – e custodia del territorio, inteso come somma di ogni componente (terreno, clima, storia) che ne determina l’identità. Non a caso da anni la cantina aderisce alla FIVI e si riconosce nel suo manifesto, praticando un’agricoltura sostenibile.

A queste caratteristiche Ignazio unisce altri tre aspetti fondamentali, che viaggiano a braccetto. Il primo è che vuole fare solo il vino che piace a lui: cosa scontata, si dirà, ma mantenere uno stile personale pur confrontandosi con le richieste e le aspettative del mercato non è impresa semplice, soprattutto quando le etichette in catalogo abbondano (ad oggi ne contiamo 15, oltre a due grappe). Gli altri due sono la curiosità e un pizzico di sano pragmatismo, doti che permettono all’azienda di evolvere senza restare arroccata in un recinto “ideologico” e di adattare il proprio passo in modo rapido alle situazioni contingenti, sempre mantenendo fedeltà ai valori prima descritti.


Ignazio mi accoglie nella cantina, appena fuori Canelli (area patrimonio UNESCO), in una domenica di fine agosto finalmente piovosa, dopo settimane passate all’asciutto. Qui come da altre parti d’Italia, siccità e alte temperature sono ormai un problema endemico, tanto da mettere a serio rischio diverse colture e minacciare la sopravvivenza dei vitigni autoctoni. Ora più che mai dunque, la missione de L’Armangia (che in dialetto piemontese significa “rivincita”) si carica di tante responsabilità, nei confronti dell’ambiente, del consumatore, dei lavoratori e delle future generazioni: un carico che viene affrontato con il consueto spirito consapevole e tenace.

Saltata, per via del meteo, la visita alle vigne, scendiamo nell’ampia sala di degustazione, abbellita da tocchi d’arte, e ci prepariamo al momento dello stappo. Come accennato, sono molte le proposte della cantina: del resto, la grande varietà dei suoli presente nei vigneti aziendali non può che ingolosire un enologo sperimentatore qual è Ignazio.

La linea d’ingresso Vizio di Famiglia schiera l’omonimo Spumante Brut metodo Martinotti lungo (fino a 7 mesi sui lieviti), il Rosato e il bianco Al Sole da uva cortese: bottiglie adatte per un consumo quotidiano di qualità, e che non mancano di offrire spunti intriganti. L’Enne Enne Monferrato Bianco DOC 2021, 100% sauvignon “non dichiarato” in etichetta, svolge parziale affinamento in legno e un riposo prolungato sulle fecce, e rivela un carattere che invita all’introspezione, tra note erbacee, sapidità, freschezza sostenuta e bella persistenza. Generoso il Robi&Robi Chardonnay Piemonte DOC 2020: fermentazione e maturazione in legno esaltano le proprietà del vitigno, con densità di profumi (frutti tropicali, miele, crosta di pane), corpo ben bilanciato e sorso pulito.

La barbera, uva regina del luogo, viene approfondita in ogni suo lato. Il Sopra Berruti Barbera d’Asti DOCG 2021 nasce dal contributo di due vigne con differenti terreni, un connubio che consente in ogni annata di trovare il giusto punto d’incontro fra la caratteristica acidità e il piglio gioioso, sbarazzino, nel solco della tradizione canelliana. Un gradino sopra, il Titòn Nizza DOCG 2020 aggiunge nerbo e struttura, per una beva più levigata e “adulta”: i tratti della barbera (nocciola, ciliegia, viola, succo sanguigno) giungono precisi e compatti, soffermandosi a lungo sul palato. Infine, il Vignali Nizza DOCG Riserva 2019, da vigneti in media più vecchi, spinge su potenza e profondità, e fa emergere netti i sentori terziari, a completare il quadro di una varietà veramente poliedrica.

Chiusura in dolcezza con l’altro protagonista di casa, il Moscato. Il frizzante Moscato d’Asti DOCG Canelli 2022 (ma a breve resterà solo Canelli nella denominazione) regala spuma morbida ed effervescenza setosa, ampio bouquet di fiori ed erbe aromatiche, sorso ricco e avvolgente; da sottolineare le sue capacità evolutive, che sviluppano sensazioni inaspettate. Il Mesicaseu 2021 (75% Moscato, 25% Chardonnay) da uve stramature botrizzate, offre una gamma di profumi e sapori che emoziona, tale è l’abbondanza di note fragranti ordinate come un puzzle e tessute su una spalla acida che respinge ogni rischio di stucchevolezza.

A conclusione, l’assaggio di ognuno dei vini di Ignazio mi fa pensare al suo motto preferito: “giocare seriamente”. Ho trovato un gusto mai banale né mai troppo esibito, che dà piacere e allegria in uno spartito di grande equilibrio e di attenzione ai dettagli, dove la facilità di beva non significa rinunciare alla sostanza e all’eleganza. Questo lo stile L’Armangia che arriva dal bicchiere e che conferma la classe del nostro vignaiolo.

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