
Immagina, puoi. Come nello slogan di una nota pubblicità, al Modena Champagne Experience è possibile ogni anno trovare le migliori maison immaginabili, dai nomi di tradizione secolare ai piccoli produttori che si stanno imponendo all’attenzione degli appassionati. La settima edizione dell’evento, ospitata anche per il 2024 negli spazi di Modena Fiere, non ha tradito le attese, con ben 167 cantine presenti che fanno principalmente capo alle 21 aziende di distribuzione riunite sotto l’egida di Excellence SIDI S.r.l., società organizzatrice della kermesse.



Gli operatori del settore e i tanti estimatori del più famoso dei vini (oltre 6.000 ingressi in due giorni di rassegna) hanno così approfittato di un’occasione unica in Italia e in Europa per conoscere e confrontare le caratteristiche e gli stili appartenenti alle quattro principali macro-aree della regione di Champagne: Côte des Bar, Côte des Blancs, Vallée de la Marne e Montagne de Reims. Un compito facilitato dalla corrispondente suddivisione dei banchi d’assaggio in corsie distinte, fatta eccezione per le maison classiche raggruppate al centro della fiera (dove immancabili si formano le file di visitatori), per un’esplorazione del mondo dello champagne a 360 gradi.



Per chi non si accontenta, arriva in supporto un ricco programma di approfondimenti, dai focus su alcuni prestigiosi e innovativi vignerons, agli itinerari degustativi fra i principali luoghi di produzione, agli abbinamenti col cibo, con uno spazio riservato alle eccellenze emiliane (Parmigiano Reggiano in primis), in un ideale dialogo fra territori di qualità. La centralità raggiunta dalla manifestazione ha avuto la sua riprova in due importanti presenze a Modena: quelle del presidente dell’Union des Maisons de la Champagne, David Chatillon, e del presidente del Syndicat Général des Vignerons de la Champagne, Maxime Toubart.



Tra le varie proposte, ho partecipato all’appuntamento dedicato al produttore Adrien Bergére e alla sua interpretazione dello chardonnay. Grande esponente della Côte des Blancs, Bergère può contare su 65 ettari di vigneti situati nelle zone più vocate, che permettono di creare un ampio assortimento di cuvèes. Adrien appartiene alla terza generazione della famiglia, e grazie a uno spirito creativo e coraggioso ha contribuito in modo determinante allo sviluppo del brand. I vini in assaggio (tutti 100% chardonnay) – introdotti dall’esperto Alberto Lupetti – sottolineano l’aspetto moderno della visione di Adrien, che proietta le radici e la storia aziendale nel gusto attuale del consumatore lavorando su cura della vigna, assemblaggi, gestione dei vini di riserva e uso bilanciato del legno in affinamento.

Le cinque referenze (alcune prodotte in poche centinaia di bottiglie) presentate sono il Blanc de Blancs Metodo Solèra, il Blanc de Blancs Grand Cru, le due selezioni da singola parcella “Les Vignes de Nuit” e “Les Peignottes” Grand Cru, ed infine – unico vino fermo – il Blanc de Fèrebrianges Coteaux Champenois. Cinque etichette che raccontano la varietà di espressioni raggiungibile dall’uva chardonnay quando si avvale della felice combinazione fra natura dei suoli, maturità della pianta e mano del vignaiolo. Freschezza, struttura, eleganza, bolla finissima, sorso carnoso, profumi sfaccettati, sono i tratti salienti dello stile di Adrien Bergére, che tiene a ricordare l’importanza di partire da un vino di base solido e completo, per poi ottenere una grande bolla.



Il viaggio tra gli chardonnay di Adrien Bergére descrive dunque in modo pieno la ricchezza di sensazioni racchiuse in uno champagne e il perché sia così adorato in tutto il mondo; un esempio dei tanti splendidi percorsi che i visitatori possono vivere ogni anno al Modena Champagne Experience.