VINIVERI ASSISI, PAROLA ALLA NATURA

In Umbria, cuore verde d’Italia, ha sede e opera da oltre vent’anni il consorzio ViniVeri, che riunisce produttori aderenti al manifesto del gruppo, fondato su una regola chiara ed essenziale: il vino deve essere figlio del proprio territorio. Un principio all’apparenza scontato, ma che acquista concretezza esaminando il rigoroso protocollo a cui gli associati si sottopongono, sia nel lavoro in vigna (con vendemmia manuale, esclusione di diserbanti o concimi chimici, coltivazione di uve autoctone), sia per quello in cantina (impiego di soli lieviti indigeni, fermentazione senza controllo delle temperature, ecc.), tutto all’unico scopo di garantire un perfetto equilibrio tra l’azione umana e i cicli della natura.

E proprio dall’Umbria, con l’evento ViniVeri, riparte la stagione delle manifestazioni nazionali dedicate al vino. Ci troviamo ad Assisi, città di San Francesco, che con la sua “regola” improntata alla sobrietà e all’armonia con l’ambiente può essere idealmente considerato fra gli ispiratori del consorzio. L’appuntamento di gennaio (alla sua settima edizione), ospitato dall’hotel Valle di Assisi, fa da apripista alla grande degustazione che si svolge a Cerea (VR) dal 10 al 12 aprile. Qui la dimensione è più raccolta, ma non meno significativa, con oltre 50 aziende presenti e la possibilità di un confronto diretto con i vignaioli anche nelle cene a tema organizzate presso diversi ristoranti locali, allo scopo di celebrare il legame con la cucina della tradizione.

Trovano posto ai banchi di degustazione quasi tutte le regioni italiane, assieme a una valida rappresentanza della Slovenia: il movimento verso un approccio “puro” alla viticoltura diventa sempre più solido e diffuso, con tante piccole realtà – di rado si superano i 10 ettari coltivati – che costituiscono un importante presidio per la tutela del paesaggio e della cultura contadina, contrastando sia l’abbandono delle aree rurali, sia le pratiche agricole estensive responsabili dell’impoverimento dei suoli. Come si vede, l’uso del termine “eroico” – spesso adottato per definire queste esperienze – è tutt’altro che improprio, considerati i rischi e le sfide che i produttori affrontano nella loro attività.

Gli assaggi raccontano in generale di sapori autentici, immediati, vini di facile beva e dalla lettura trasparente, capaci di trasmettere emozioni sincere. Fra le note positive dei miei appunti, cito i bianchi macerati di Slavček (cantina slovena di fine ‘700) che sfidano il tempo con lunghi affinamenti; la gamma di Podere Ortica, da Civitella in Val di Chiana, ispirata agli usi toscani di una volta (ad esempio il recupero della vecchia formula del Chianti); l’irpino Il Don Chischiotte, Fiano di altura fiero ed elegante, nato da una scommessa della famiglia Zampaglione; il lavoro della Tenuta Il Censo sugli isolati monti Sicani in Sicilia, sotto la supervisione di Giampiero Bea (tra i fondatori del consorzio); il modello di fattoria organica di Le Calle, zona Montecucco, dove si realizza una piena integrazione fra vigne, olivi, colture e allevamento di bestiame.

Questi sono solo alcuni degli esempi di eccellenze che l’evento di Assisi mette in mostra, grazie all’impegno ventennale del gruppo ViniVeri, che vendemmia dopo vendemmia vede crescere il drappello dei vignaioli coraggiosi pronti a parlare il linguaggio della natura.

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