A FIRENZE CAPODANNO FA RIMA CON VINO

Il 25 marzo cade la ricorrenza del Capodanno fiorentino, e nell’occasione l’Amministrazione Comunale promuove una serie di eventi che celebrano la storia e la cultura del capoluogo toscano, raccolti nel ricco programma della “Settimana del Fiorentino”. Come molti sapranno, prima della riforma del calendario voluta da Papa Gregorio XIII nel 1582, in molte città italiane l’anno non partiva il 1° gennaio, ma in un giorno diverso, legato a ricorrenze religiose. A Firenze, fin dal Medioevo, questo inizio corrispondeva al 25 marzo, data in cui la Chiesa celebra l’Annuncio dell’Incarnazione ricevuto dalla Vergine Maria, in corrispondenza del nono mese antecedente la nascita di Gesù. Una tradizione talmente forte che solo un decreto del 1749, a firma del Granduca Francesco III di Lorena, riuscì a imporre definitivamente l’uso del calendario gregoriano.

Parlare a Firenze e in Toscana di cultura significa giocoforza parlare di… tavola, e dei prodotti che da secoli costituiscono la base della cucina popolare e contadina. Difatti molte delle proposte in cartellone nella settimana del Capodanno hanno avuto come tema l’enogastronomia, sia per sottolineare l’importanza di cibo e vino nella vita della comunità, sia per ricordare il grande contributo dato dalla città in questo ambito (basti pensare ai costumi importati da Caterina de’ Medici alla corte francese, oppure al celebre libro di ricette “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” del fiorentino adottivo Pellegrino Artusi, scritto all’ombra di Palazzo Vecchio).

Il primo degli appuntamenti a cui ho partecipato si è tenuto in un luogo “esclusivo”, l’Orto San Frediano, nato da un progetto di recupero nell’omonimo quartiere d’Oltrarno. Lo spazio ospita un vivaio e un giardino dove sono conservate e riprodotte le specie di decine di erbe e piante, utilizzate anche nella preparazione dei piatti elaborati dal bistrot interno (attivo per catering, cooking classes ed eventi privati). Protagonista della giornata il lampredotto, forse il più famoso cibo di strada locale, servito in diverse varianti, dal classico panino con salsa verde alla versione “in zimino” (in umido assieme a spinaci o bietole). Taglio di scarto del bovino collocato nello stomaco – appartenente dunque alla categoria del cosiddetto “quinto quarto” – e destinato alle classi meno abbienti, il lampredotto si accompagna volentieri a un bicchiere di vino rosso, meglio se Chianti da queste parti.

Proprio il vino occupa la scena de “Il gusto toscano”, manifestazione focalizzata sulle eccellenze regionali in campo alimentare giunta alla sua ottava edizione, che si è svolta come di consueto nelle stanze del Conventino fuori le Mura, vicino Porta Romana. La rassegna, nata da una collaborazione fra Artex e Promowine, è caratterizzata da due aspetti: il primo è la formula del tutto gratuita sia per gli assaggi che per la partecipazione agli approfondimenti; il secondo è la possibilità di dialogare direttamente con i produttori e di acquistare le migliori bottiglie o le altre delizie artigianali (salumi, formaggi, confetture, mieli, birre, ecc.) presenti fra i banchi degli oltre 35 espositori. Nell’atmosfera conviviale e rilassata del Conventino, il pubblico può così fare la conoscenza di tante bontà toscane in maniera libera e disimpegnata.

Con il terzo momento del mio itinerario fiorentino si entra in un mondo particolare, quello delle buchette del vino, diffuse nelle vie cittadine a partire dal XVII° secolo. A Palazzo Medici-Riccardi, una mostra e un ciclo di conferenze (con l’accompagnamento degli ensemble di Chiave di Vino) raccontano la genesi delle buchette, piccole finestre ricavate nelle mura delle case nobiliari, da dove si poteva vendere il vino a mescita “dal produttore al consumatore”, a bicchiere o nel tipico fiasco. Un sistema che incontrò subito un grande successo, tanto da coinvolgere le famiglie più blasonate: Frescobaldi, Antinori, Ricasoli, Gondi, Corsini, solo per citarne alcune. Ancora oggi, grazie all’iniziativa di tutela promossa dall’omonima Associazione, le buchette del vino rappresentano una grande attrazione turistica e, in certi casi, continuano con onore la loro attività. Chicca della serata, la degustazione del Pargolo, il Chianti Classico della cantina Podere La Villa, introdotto dalla proprietaria Ilaria Tachis, figlia del celebre enologo Giacomo.

Unirsi ai festeggiamenti del Capodanno permette di assaporare a 360 gradi Firenze e il suo fascino, frutto di uno straordinario blend costruito nel tempo da personaggi illustri e dallo spirito di appartenenza dei propri abitanti, di qualunque estrazione sociale; un orgoglio collettivo dove il vino e il cibo hanno rivestito da sempre un ruolo fondamentale.

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