GRAPES OF CHANGE: FARE RETE PER LA PARITA’ NEL MONDO DEL VINO

Business ma non solo: al Vinitaly 2026 i visitatori hanno avuto l’opportunità di approfondire, tra i molti appuntamenti del programma, le principali tematiche che riguardano il mondo del lavoro, compreso dunque il settore vinicolo, e che animano il dibattito nell’opinione pubblica. Un argomento dal carattere sempre attuale e dalla complessa realizzazione, è quello dell’eguaglianza di genere, che passa attraverso la lotta agli stereotipi e alle discriminazioni nei confronti delle donne, presenti ancora oggi in forme più o meno esplicite in tutte le società. Un fenomeno a cui, come detto, non sfugge neppure la “comunità” del vino, intesa nel suo senso più ampio: produttori, distributori, addetti a marketing e comunicazione, referenti politici, accoglienza turistica ed ogni altro ramo dell’indotto.

Per affrontare il problema nasce ora il progetto “Grapes of change”, presentato al Vinitaly nello spazio Casa Coldiretti, uno dei soggetti partner dell’iniziativa. L’idea arriva da Laura Donadoni, giornalista e scrittrice (nota in ambito social come “The italian wine girl”), che si occupa di vino da oltre 15 anni. Nella sua esperienza sul campo, Donadoni ha constatato quanto l’apporto femminile sia penalizzato, sottorappresentato e in molti casi reso invisibile – fino a giungere a forme di violenza – nella filiera vinicola, e come, allo stesso tempo, non siano disponibili dati statistici sufficienti per mettere in luce queste dinamiche e contrastarle adeguatamente. Dopo un confronto con Luisa Ortu, imprenditrice ed esperta in progettazione per Confindustria Toscana Servizi, vengono gettate le basi per “Grapes of Change”, che circa un anno e mezzo fa ottiene un finanziamento europeo grazie al Bando DAPHNE.

A differenza degli osservatori canonici – che spesso si limitano a fotografare la situazione – stavolta la raccolta di informazioni e numeri sulle disuguaglianze di genere riguarda un contesto lavorativo specifico ed è funzionale allo sviluppo di strumenti da fornire alle imprese per favorire politiche di inclusione delle donne, sia in un’ottica di giustizia sociale, sia per le ricadute positive sulla produttività portate dal benessere aziendale e dalla valorizzazione della componente femminile. Accanto all’aspetto della denuncia e della presa di coscienza, vi è dunque – in “Grapes of Change” – un elemento innovativo, costituito dalla volontà di convincere tutti gli stakeholders del settore vinicolo, in particolare gli uomini, a giocare un ruolo sostanziale per il raggiungimento della parità, mostrando con i fatti che reca un vantaggio collettivo. Le modalità per giungere all’obiettivo passano da campagne di sensibilizzazione, programmi di empowerment, sistemi di monitoraggio, condivisione di buone pratiche ed altre azioni concrete.

Gli interventi del talk, assieme a Laura Donadoni e Luisa Ortu, hanno visto come protagoniste le principali esponenti dell’organizzazione: Maria Francesca Serra, presidente nazionale di Coldiretti Donne; Dominga Cotarella, presidente della Fondazione Campagna Amica e dell’associazione Terranostra; Diana Lenzi, responsabile Coldiretti per il Settore Vino. Ad esse si è aggiunto il prezioso contributo di Elvia Gregorace, sommelier, docente e autrice del libro “Ermione: Vite & Vite – Fermenti femminili”, in cui la figura mitologica diventa un veicolo per raccontare e analizzare la storia e la cultura del vino fino ai giorni nostri, soffermandosi sul ruolo della donna e sulle criticità del linguaggio. Ha rivolto un saluto al pubblico, in collegamento, anche l’onorevole Martina Semenzato, che presiede la Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio.

Un incontro così ricco di stimoli ed emozioni non poteva che concludersi con la degustazione di tre etichette provenienti da cantine guidate da donne, tutte situate – circostanza forse non casuale – in aree di matrice vulcanica: l’Azienda Agricola Castellani, alle porte di Verona; Villa Cavalletti, immersa nei Colli Albani; Tenuta Montiano, al confine fra Umbria e Lazio. Tre validi esempi di come le nuove generazioni al femminile, una volta raggiunta la leadership, hanno saputo affermare la loro identità e imprimere una direzione originale, senza per questo rompere i ponti col passato. Prima dei saluti finali, Laura Donadoni ha lanciato un invito alla collaborazione da parte di tutti i soggetti potenzialmente interessati al progetto, per rendere la rete di “Grapes of Change” sempre più ampia, radicata ed efficace.

Lascia un commento