IL NUOVO CORSO DELLA TENUTA DI ARTIMINO

Nel programma della 58ª edizione di Vinitaly hanno trovato spazio, come di consueto, numerosi momenti di approfondimento dedicati alle aziende, dove è possibile conoscere più da vicino realtà vinicole che, pur partendo da una solida tradizione, si rendono protagoniste di un importante percorso di cambiamento. Gli sviluppi del mercato del resto, fra calo dei consumi e nuove tendenze dei gusti, pongono i produttori di fronte a continue sfide e alla necessità di stare al passo con i tempi. Interrogarsi sulla propria identità e costruire su di essa le basi del futuro appare dunque un passaggio inevitabile.

Il progetto avviato dalla Tenuta di Artimino, splendida proprietà – oggi patrimonio UNESCO – di origine medicea nel comune di Carmignano (PO), racconta esattamente cosa significa rileggere in modo contemporaneo un’eredità vinicola e culturale formata in centinaia di anni. In una masterclass dal titolo “Artimino: la nuova frontiera” condotta da Annabella Pascale, attuale presidente della società che gestisce la tenuta, sono stati toccati gli step fondamentali di questo cammino, che ha visto come collaboratori d’eccezione i team di due “mostri sacri”: Attilio Scienza e Riccardo Cotarella.

Alcuni cenni storici sono doverosi per comprendere il ruolo che il territorio gioca nelle vicende della Tenuta. Ci troviamo ad Artimino, insediamento di matrice etrusca a pochi chilometri da Firenze, da sempre vocato alla viticoltura. Qui il granduca Ferdinando I de’ Medici decise di costruire nel 1596, su disegno del Buontalenti, una delle maestose ville che fungevano da residenze di svago (per praticare la caccia e altre attività mondane) e da centro per la produzione agricola, diffuse in buona parte della Toscana. Gli oltre 700 ettari di possedimenti costituivano il cosiddetto Barco Reale, i cui confini di lì a poco (anno 1716) sarebbero diventati la prima DOC ante litteram del mondo – in compagnia di Chianti, Pomino e Val d’Arno di Sopra – grazie al noto bando di Cosimo III de’ Medici nel quale si elencavano rigorosamente le caratteristiche dei vini provenienti da tali zone.

Altro elemento essenziale che distingue l’area è la presenza ormai radicata dell’uva cabernet (chiamata popolarmente “uva francesca”), tanto da potersi considerare un vitigno autoctono; l’incontro del Cabernet con il Sangiovese, quasi un precursore dei “supertuscans”, rappresenta infatti la peculiarità della denominazione Carmignano, formata da meno di venti aziende, e di cui Tenuta di Artimino resta uno degli esponenti principali. Contando su un simile bagaglio, la proprietà ha avviato dal 2022 un’opera di rilancio della propria gamma, muovendosi su due direttive: un nuovo linguaggio del sangiovese e le reinterpretazioni delle varietà di provenienza francese.

Entrano dunque in campo i contributi di Attilio Scienza, per la parte agronomica, e di Riccardo Cotarella, per la parte enologica. L’apporto di Scienza si è indirizzato verso la zonazione minuziosa delle parcelle, effettuata anche con l’ausilio di un sistema satellitare, allo scopo di individuare le condizioni ottimali per ogni vigneto e le criticità su cui intervenire tramite una viticoltura di precisione. Scienza ha sottolineato la complessità e la ricchezza pedoclimatica di Artimino, con suoli di natura molto variabile (un’alternanza di argille ed arenarie, frutto di molteplici fenomeni) e l’ampia diffusione dei boschi, fattore determinante nel “dialogo” con la pianta.


Nel suo approccio, Riccardo Cotarella racconta di aver scelto una linea di continuità rispetto al passato, consapevole che l’identità del luogo non necessitava di stravolgimenti, ma solo di una maggior definizione. Da qui il lavoro su valorizzazione dei cru, attenzione alle maturazioni, uso misurato del legno, ricerca di equilibrio: uno sforzo diretto a rendere ogni vino piena espressione del DNA della Tenuta.

Un primo esito del progetto è stato mostrato agli ospiti del Vinitaly nella degustazione delle annate appena uscite in commercio, con la messa a confronto di sei etichette, tra blend e monovarietali: Artumes Bianco Toscana IGT 2025 (trebbiano toscano e petit manseng) – Custode Delle Tele Sauvignon Blanc Toscana IGT 2023; Chianti Montalbano Riserva DOCG 2023 (100% sangiovese) – Moreta Sangiovese Toscana IGT 2022; Grumarello Carmignano Riserva DOCG 2021 (sangiovese, cabernet sauvignon e franc) – Poggipiè Cabernet Franc Toscana IGT 2021.


Dagli assaggi si evidenziano la cura nell’amalgamare i vitigni, creando un suono unico; la precisione nel disegnare contorni e sfumature; il profilo pulito ed elegante dei rossi, dal tannino fine e aggraziato; la persistenza e l’energia dei bianchi, che promettono buone potenzialità di evoluzione. Una batteria di referenze solida, accattivante, piena di personalità, figlia di un approccio moderno e professionale, che trova la sua forza nella visione di futuro ancorata saldamente alla storia di Artimino.

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