LE ARMONIE DEL LUGANA ALLA PROVA DEL TEMPO

Con il format “Armonie senza tempo”, il Consorzio di Tutela del Lugana DOC offre al pubblico degli operatori di settore la possibilità di scoprire i vini della denominazione tramite l’incontro e il dialogo diretto con i produttori. Dopo le precedenti edizioni, sempre tenute tra Milano e Roma, l’evento ha fatto – lunedì 8 giugno – il suo esordio a Bologna, luogo ritenuto strategico per la centralità che sta acquisendo in questo comparto (con le rassegne Slow Wine Fair, Mercato dei Vignaioli Indipendenti, Champagne Experience, per citare alcuni esempi), per la grande vivacità culturale e per un novero di consumatori tendenzialmente curiosi e open-mind.

Nel giardino di Villa Benni – splendido complesso novecentesco a pochi minuti dal centro-città – hanno trovato spazio 50 cantine del Consorzio, per circa 150 etichette in assaggio: numeri importanti, che testimoniano la compattezza del gruppo e le grandi capacità promozionali, come ricorderà nel suo intervento il direttore Edoardo Peduto. Grazie ad una politica lungimirante infatti, gli associati sono chiamati ad contribuire con risorse significative nell’attività consorziale, che può così contare su un budget di rilievo per adottare strategie di marketing efficaci e “parlare” un linguaggio unico nei confronti dei mercati (in particolare quelli esteri, approdo principale dei 28 milioni di bottiglie prodotti annualmente).

Accanto al momento clou, rappresentato dal walk around tasting (con la partecipazione di oltre 600 addetti fra distributori, ristoratori, titolari di enoteche e stampa specializzata), due masterclass – “L’impronta del lago: geologia e visione” e “I volti del Lugana: identità e avanguardia” – hanno introdotto gli ospiti a un percorso di approfondimento sul vitigno turbiana (detta altrimenti Trebbiano di Soave o di Lugana, ma a tutti gli effetti una varietà distinta) e sul territorio, l’estremità meridionale che chiude il Lago di Garda. Alla conduzione l’esperto giornalista Fabio Giavedoni, a lungo collaboratore di Slow Food, nonché profondo conoscitore della DOC lombardo-veneta: un’esperienza – dice sorridendo – costruita sul campo, con circa un migliaio di assaggi nel suo palmarés.

Giavedoni ha delineato le varie peculiarità dell’area, un ampio anfiteatro morenico formatosi dal discioglimento di un antico ghiacciaio, i cui depositi hanno creato la fascia collinare che separa il lago dalla Pianura Padana. In essa si possono individuare due sottozone geologiche, entrambe dalla complessa lavorazione: la prima, pianeggiante, attorno alla riva, con suoli costituiti da argille bianche; la seconda nell’entroterra, dove prevalgono ghiaia e limo. Altro elemento caratterizzante è “l’Ora del Garda”, vento locale che soffia in direttrice sud-nord da mezzogiorno fino a sera mitigando il clima e favorendo la pulizia dei vigneti. Se la presenza dell’uva qui ha origini remote, comprovata da ritrovamenti archeologici e citazioni letterarie, la diffusione della viticoltura avviene solo a seguito delle opere di bonifica realizzate dalla Repubblica Serenissima di Venezia a partire dal XV secolo. Oggi si contano 2750 ettari vitati, con circa 2000 nella provincia bresciana, mentre la produzione risulta equamente suddivisa fra le due regioni.

Della Turbiana conosciamo l’eleganza, i profumi, la sapidità, lo spirito versatile (non a caso il disciplinare contempla ben cinque tipologie di vinificazione: base, Superiore, Riserva, Vendemmia Tardiva e Spumante): “Armonie senza tempo” ci introduce ad un aspetto finora meno evidenziato, la longevità. Nella degustazione guidata da Giavedoni il compito esplorativo è stato affidato al Lugana DOC Superiore 2011 dell’azienda Ca’ Lojera, pensato in origine per un consumo non oltre i due anni. Al colore e al naso le note ossidative sono ovviamente predominanti, ma in bocca il vino ha mantenuto freschezza e mineralità, con rimandi molto nitidi di miele, spezie, marzapane. Girando per i banchi, ho avuto conferma di queste doti evolutive, con etichette risalenti addirittura alla vendemmia 1997 e tuttora vigorose.

Per custodire e valorizzare un vitigno dal simile patrimonio organolettico, il Consorzio ha investito in un progetto di monitoraggio delle vigne storiche e di mappatura delle microzone, analizzando i comportamenti di fronte al cambiamento climatico, con selezione dei cloni che presentano i maggiori tratti identitari e che, in parallelo, offrono garanzie di sostenibilità e resistenza. Una ricerca scrupolosa in grado di assicurare alla DOC Lugana un futuro solido e di premiare così l’impegno corale dei vignaioli per ottenere da ogni vendemmia un prodotto di alta qualità e dal profilo inconfondibile.

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