
Celata all’interno delle pietre tufacee, ai piedi di Castelvenere (BN), la Cantina Simone Giacomo richiama già con l’originale architettura ipogea – ispirata alle tipiche “grottole” locali – lo spirito di appartenenza a un territorio, quello del Sannio, che accompagna il giovane vignaiolo nel suo percorso da imprenditore, iniziato ormai quasi quindici anni fa. Un rapporto che è prima di tutto consapevolezza e cura dell’insieme di valori culturali, storici e ambientali legati a questa fetta di Campania, adagiata fra l’Appennino e il Monte Taburno, dove nei secoli si sono mosse grandi civiltà (romani, longobardi, normanni) e dove l’uva è sempre stata di casa.



Dalle parole di Giacomo spesso emergono i ricordi familiari e le consuetudini contadine, che tracciano una sorta di vademecum della sua visione aziendale, fatta di semplicità, pragmatismo e rispetto per la natura. Non si pensi però ad un approccio puramente nostalgico: oltre alla moderna cantina, il lavoro si appoggia a strumenti e concetti molto attuali (agricoltura biologica, uso di pannelli solari, recupero delle acque piovane, pratica del sovescio, ecc.), ma tutto resta funzionale all’idea di conservare e tramandare un patrimonio collettivo alle future generazioni.



In questa ottica le varietà non rappresentano un vincolo assoluto. L’affascinante micro-vigneto posto all’ingresso della struttura, con suoli di varia composizione (argilla rossa, tufo, strisce sabbiose), funge anche da “cantiere” sperimentale per osservare le capacità di adattamento e risposta delle piante di fronte ai mutamenti climatici. Tra i filari troviamo perciò, oltre alla classica falanghina e alla barbera del Sannio (o camaiola, l’autoctono di zona per eccellenza), tipologie come agostinella, malvasia, trebbiano nero e persino lambrusco, tutte recuperate da vecchi appezzamenti presenti nei paraggi. Poco attratto dai vitigni PIWI o da altri interventi di laboratorio, Giacomo preferisce cercare le soluzioni in ciò che la terra offre già, di nuovo attingendo dall’esperienza del passato.

Un giro nella cantina permette di apprezzare lo sviluppo verticale degli spazi, tre livelli corrispondenti alle fasi della vinificazione, che avviene per caduta riducendo lo stress del mosto durante i passaggi. La costruzione all’interno della roccia – visibile da numerose finestre – riesce a mantenere un range di temperature costante. Fermentazione e affinamento prevedono l’uso esclusivo di serbatoi d’acciaio, con l’obiettivo di ottenere vini di facile lettura e di grande bevibilità, accessibili a tutti i palati. L’ampia sala di degustazione è invece concepita come luogo poliedrico, in grado di ospitare eventi e mostre.



Per gli assaggi entra in campo la preziosa assistenza della sommelier Nicla Galasso, che collabora con la cantina per l’accoglienza ai clienti. La batteria di oggi prevede il bianco Creta (uvaggio con prevalenza di malvasia, a cui si sommano agostinella e falanghina) e le tre declinazioni della camaiola: il rifermentato Surfer Rosa, il rosato Barberosa e il rosso Calamaio. Della gamma fanno parte anche il Silvana, falanghina in purezza, e il Nonno Tòre, blend di aglianico e sangiovese. Come accennato, la filosofia di Giacomo predilige prodotti dal profilo agile e scorrevole, da stappare senza pensieri, in linea sia con le abitudini di un tempo, sia con le richieste del mercato odierno. Alcune etichette però si prestano anche a un adeguato riposo in bottiglia, che riesce a conferire ulteriore complessità mantenendo intatta la freschezza.




Un ottimo esempio è quello del Creta Bianco Benevento IGP, servito nell’annata 2021, dall’ampio bouquet che spazia da fiori delicati a frutta tropicale, con sorso fluido, salino, persistente e ricco di acidità. Surfer Rosa 2025, frizzante senza solfiti aggiunti, ha un taglio sbarazzino e giovanile, con profumi di fragola e frutti rossi, leggero, gustoso, che lascia la bocca pulita, da tenere rigorosamente in frigo. Il Barberosa 2024 Rosato Benevento IGP si colloca nell’area dei “quasi rossi”, grazie al colore acceso (dovuto alla sola pressatura), alla versatilità e alla struttura decisa, in grado di esprimere una propria eleganza non frequente in questa categoria. Con il Calamaio 2022 Barbera Sannio DOP, la camaiola si presenta nel bicchiere a nudo: colore rosso violaceo profondo, naso esuberante, beva succosa e saporita, ma con un telaio che non si scompone e resta equilibrato, invitando a proseguire il consumo.
Al termine della degustazione, le ultime riflessioni di Giacomo e Nicla sono rivolte alle prospettive del Sannio, e alla necessità di trovare una coesione politica e sociale per valorizzare il potenziale turistico del territorio in ogni sua componente, dalle bellezze artistiche alla gastronomia. Una scommessa in cui il vino è chiamato a giocare un ruolo primario, e che certamente vede la cantina Simone Giacomo fra i sostenitori più sensibili e appassionati.