AZIENDA CAUTIERO: DUE CUORI, UNA CANTINA

Potrebbe sembrare la trama di un romanzo, e invece parliamo della realtà. L’azienda Cautiero è il sogno di due giovani universitari, marito e moglie (lui, Fulvio, studente di ingegneria; lei, Imma, di lingue e letterature straniere) che, ripercorrendo le radici familiari, nel 1998 arrivano da Napoli a Frasso Telesino (BN) per dare vita a un’impresa vinicola. Partendo da zero, con l’acquisto di un casolare settecentesco abbandonato e nessuna esperienza – se non le vendemmie coi nonni – da autodidatti iniziano a costruire il proprio progetto, che – zolla dopo zolla e pietra dopo pietra – si trasforma in una splendida oasi ai piedi del Monte Taburno.

Vengo accolto dalla coppia – assieme ai numerosi gatti che popolano la tenuta – in un’assolata giornata d’agosto, dopo un breve itinerario fra stradine di campagna. Il colpo d’occhio è spettacolare, con una distesa fitta e rigogliosa di verde che scende sulla Valle Telesina, mentre alle spalle la “dormiente del Sannio” troneggia silenziosa. A dispetto del caldo e della siccità, le coltivazioni (oltre alla vite, anche olivi e alberi da frutto) appaiono in salute, anche per merito di un sistema di drenaggio e regimazione delle acque creato nel sottosuolo, “rivelato” in superficie da un laghetto artificiale.

Fulvio, motore del lavoro in vigna, ha da subito le idee chiare, privilegiando l’approccio biologico, l’impianto di uve autoctone e le vinificazioni in purezza. Con gli anni si intensifica la spinta verso le pratiche naturali (uso di lieviti indigeni, inerbimento e sovescio tra i filari, assenza di filtrazione e chiarificazione, basso impiego di solforosa), allo scopo di non omologare il prodotto e lasciare che esprima l’andamento della stagione. Sempre per evitare forzature, ogni vino viene affinato il giusto tempo in bottiglia prima dell’uscita sul mercato, senza alcuna frenesia, rispettando i ritmi della natura.

Grazie a questa filosofia, l’azienda Cautiero ha conquistato un gruppo di clienti affezionati in Italia e nel mondo. Proprio al rapporto con i clienti esteri si deve l’ultimo restyling delle etichette, dove con disegni a fumetti sono rappresentati i membri della famiglia, compreso il figlio Matteo e gli immancabili felini: oltre a rendere più originale e riconoscibile la gamma, un modo per mostrare vicinanza – mettendoci la faccia – a chi non ha possibilità di visitare la cantina e testimoniare lo spirito di allegria e amore che permette di portare avanti da quasi tre decadi la loro avventura. Lo stesso entusiasmo che leggo nello sguardo di Imma mentre sfoglia davanti a me l’album di foto dove si riassume la storia della proprietà.

Inevitabilmente i vini raccontano al 100% la passione e la dedizione finora descritta, con un carattere pulsante e vitale. Il Trois 2023 Campania IGP, da uve greco, affascina già dal colore giallo carico, quasi dorato, preludio alla bontà di profumi (pesca e susina mature, note minerali) e alla struttura densa, materica, elementi che lo portano ad essere poliedrico e abbinabile con vari piatti, dai fritti a carni bianche, a formaggi. Da non sottovalutare il potenziale di invecchiamento, che può arrivare fino ai 10 anni. Piedirosso 2022 Campania IGP, dall’omonimo vitigno, ha un piglio giovane e vivace; da servire anche fresco, al naso ha sentori floreali e speziati, mentre in bocca si apprezza il corpo agile e il piacere di beva. Di nuovo ampia versatilità sulla tavola: pasta al pomodoro, pizza marinara, pesce al sugo, verdure grigliate. Terminiamo con il Fois Rosso 2022 Campania IGP, da uve aglianico, elaborato con particolare cura – dalla macerazione abbreviata al passaggio di un anno in botte grande – per addomesticare la tipica grinta del tannino ottenendo un sorso pronto, accessibile, senza necessità di lunghe attese. Il Fois mantiene così un’essenza fresca e fruttata, pur avendo una trama complessa, che lo rende goloso e suadente al palato: importante, ma con gentilezza.

Il piccolo mondo dell’azienda Cautiero conserva i tratti della sincerità e del calore umano, presenti in ogni bicchiere assaggiato, lasciando una concreta speranza che il futuro del vino possa ancora regalare emozioni.

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